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Al contadin non far sapere... (perché già sa!)

                  cont

Molto spesso mi capita di essere invitato, come relatore, ad incontri sul vino o degustazioni tematiche: è invito che accetto sempre con enorme piacere (non fosse un termine abusato direi che considero tali inviti un punto d’onore) e a cui, nei limiti dei miei impegni e della mia preparazione sul tema della serata, rispondo sempre positivamente, perché narrare, condurre, moderare o guidare un incontro è un modo incredibile per crescere culturalmente su quanto andrai a discutere o degustare.

A qualcuno potrebbe sembrare impossibile eppure i comenti, gli scambi di opinione e le riflessioni dei partecipanti permettono al relatore di abbeverarsi delle conoscenze altrui ed avere un ritorno di informazioni, ed ovviamente la parte in cui divento uditore, anziché relatore, è quella post degustazione: negli incontri trovo sempre persone preparatissime (che siano degustatori, giornalisti, blogger, sommelier, produttori o tecnici) che amano discutere su quanto si è assaggiato e cercano volentieri un confronto con chi a condotto la degustazione, e quello è per me  il momento di maggiore crescita personale.

Con soddisfazione devo ammettere che chi stimola maggiormente la mia crescita sono i produttori, ancor meglio quando classici contadini (diamo nobiltà a tale termine: per troppo tempo la parola aveva assunto un significato quasi offensivo, mentre vi può essere qualcosa di più nobile di essere uomo del contado, ovvero abitatore, e lavoratore, di esso?): sguardo fiero e nello stesso tempo modesto, mani grosse e forti (e non è retorica) come spesso lo è la figura corporea, attenzione nei confronti del relatore unica, segno di sincera partecipazione.    

E da queste persone traggo spunti incredibili: magari con termini inesatti, a volte con espressioni per nulla consone, eppure lo sviscerare di ciò che trovano nel bicchiere è qualcosa di unico: simili a cercatori di tracce scout (che tanto ammiravo nei film western in bianco e nero) ti riconducono nel percorso esistenziale del  vino che stanno assaggiando, trovando le avversioni climatiche a cui la vite è stata sottoposta anziché l’errore dell’uomo.

Di quel collega su cui mai infieriscono se non quando, alla prima occasione, chiedono di pagar da bere per aver prodotto un vino con qualche piccolo difetto…

AC

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