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Alvaro Pavan scrive.

Grave

Questa è la mail (lettera) ricevuta da Alvaro Pavan, in risposta al post pubblicato martedì scorso (Primo Franco scrive...).

La pubblico volentieri per i motivi già esposti in Antefatto.

Buona lettura

 

Caro Primo Franco,

 

dalla sua lettera ho la netta sensazione che lei abbia fatto una lettura molto, molto personalistica del mio articolo. Allora, innanzittutto, sgombriamo il campo da ogni dubbio: niente di personale, ci mancherebbe.

Questa visione molto personale, quasi ci fosse da parte mia il presupposto di un attacco personale alla sua persona lo dimostra il fatto che lei consideri il termine da me usato di “negociant” in maniera offensiva.

I “negociants” hanno fatto grande la Borgogna, la regione vinicola dove si produce, con molta probabilità, il migliore vino del mondo. Non credo possa considerarsi offensivo essere annoverato fra questa eletta compagnia. Sono una forza solida e trainante, essenziali alla prosperità economica, come d’altronde è lei in quel di Valdobbiadene. Non mi sembra cosa da poco. E questo è un dato di fatto.

Il mio pezzo genera dal progetto Grave di Stecca, che considero per molti aspetti eccezionale, anche da un punto di vista squisitamente estetico, particolare che si può cogliere in maniera magnifica salendo alla chiesetta di San Floriano e gettare lo sguardo sottostante dove si può cogliere in maniera totale l’elegante e affascinante estensione del suo “clos”. Lei, ha ragione, può dire che io non so molte cose, allo stesso tempo lei non può immaginare quante volte io abbia gettato lo sguardo da questo punto strategico. Il suo “clos”, visto da questo belvedere, dipana la sua unicità nel panorama drammatico di Valdobbiadene. Per me, il territorio di Valdobbiadene, le sue colline vitate, hanno una forza drammatica forse senza eguali nel panorama viticolo italiano. Inscrivere in questo tratto una nota di eleganza civilizzata, che è ciò che a me balza agli occhi, è un suo indiscusso merito. Lei ha fatto un riferimento alla Franciacorta, ecco, io penso, dico e scrivo che il  “terroir” di Valdobbiadene è potenzialmente di gran lunga superiore. E il Grave di Stecca è lì a dimostrarlo. Ed è, secondo me, dispiegato molto bene nell’annata 2007.

Non ho mai detto, né tantomeno scritto, che questo progetto abbia più una valenza commerciale che di reale valore di qualità. Vedo che qualcuno l’ha letto in questo modo, ma, sfortunatamente, si è letto anche quello che non ho scritto né pensato. Probabilmente questa lettura fuorviante è stata suggerita dai miei appunti sul sistema d’allevamento del vigneto. Certo sono considerazioni molto personali, ma prendono spunto dalla realtà di quello che è successo nel Chianti con il sangiovese costretto ad un modello tipicamente francese e che si sta rivelando inappropriato sia in campo sia nel risultato in bottiglia. Considero le nostre varietà autoctone, che sono la nostra diversità e il nostro reale patrimonio, di cui Valdobbiadene rappresenta una indiscussa realtà, limitate più che esaltate da questo modello. Posso sbagliarmi, ma la realtà dice che molte di queste vigne a vent’anni di età sono così precocemente invecchiate da doverle spiantare. Se pensiamo che i francesi aspettano che le vigne dei grand crus arrivino a questa età prima di ritenere adatto il loro frutto ad essere vinificato nel grand vin…  E’ un dato di fatto che l’età media del vigneto italiano è circa la metà di quello francese. Credo che questo abbia una sua logica, poi ognuno è libero di trarre le sue conclusioni. Non credo di aver sputato sentenze. Al massimo ci ho messo un filo d’ironia a proposito del “Roederer del prosecco”, dando notizia, in fondo, di quel che si dice in giro. Ma, un po’ d’ironia, caro Primo, non dovrebbe guastare. Possiamo discuterne, e risolvere quello che trovo un malinteso intendere. Nel Grave di Stecca, mi sembra di far notare, c’è sottesa una grande rivoluzione che vuole far uscire Valdobbiadene dall’angusto recinto del  “prosecchino”, e mostrare al mondo la grandezza che si cela in questo territorio. E’ questo il credito che io dò al suo progetto. Perciò continuerò a seguirlo con rinnovata curiosità. Il motivo per cui ho scritto tutto ciò è legato a questa mia sensazione. Perciò, caro Primo, così come lei mi ha sempre bene accolto, altrettanto vorrei poter fare anch’io e risolvere da buoni conoscenti qualsiasi malinteso che si fosse venuto a creare.  Modestamente, la mia cantina è ben fornita.

Con immutata stima,

Alvaro Pavan

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C
<br /> Quindi? Un semplice malinteso? Forse bastava una telefonata?<br /> Forse qualcuno ha preso una "Stecca"? E' Grave? Massù, siamo tutti più buoni!! In fondo a Natale bisogna esserlo per forza!!! I birichini ricominceremo a farli dal due di gennaio!! Auguri a<br /> tutti!!!!<br /> <br /> <br />
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