Sono trascorsi quasi dieci anni eppure ricordo molto bene la lezione di Legislazione ed Enografia Nazionale del corso di 1° livello AIS (se non sbaglio lezione ottava) tenuta nel mio corso dal bravo e precisissimo Dino Marchi: dopo averci spiegato cosa si intendeva per Denominazione di Origine Controllata (DOC) Marchi passò alla spiegazione della DOCG (e Garantita): "la denominazione garantita viene riservata ai vini già riconosciuti DOC per almeno 5 anni, che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche intrinseche, rispetto alla media degli analoghi vini così classificati per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storiche che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale".
Detto così potrebbe sembrare astruso e/o di difficile interpretazione, ridotto in parole povere i DOCG erano quei vini già DOC che però vantavano maggior qualità per l'interrazione tra luogo di coltivazione delle viti, le uve che se ne traggono, il mesoclima ed il terreno (in pratica il caro Terroir) nonché l'esperienza umana propria delle genti del luogo... in parole povere il DOCG era, per noi che ascoltavamo, un super DOC, ed infatti nel 2001 i DOCG erano i super vini Italiani: Barolo, Barbaresco, Brunello ed una dozzina di altri, mancavano all'appello vini che comunque avevano già nomea e valore (ad esempio, per il Veneto, l'Amarone: vi era curiosamente il Bardolino, vino che adoro, ma non il più famoso vicino di casa insignito da poco di tale titolo) eppure nessuno aveva niente da ridire.
Così era dieci anni fa, ultimamente le cose sono cambiate in peggio e la "piramide qualitativa" ha allargato base e punta (soprattutto la punta) su pressante richiesta di produttori: tanti vini IGT sono divenuti a DOC e molti DOC si sono trasformati in DOCG, e questo non perché ve ne fosse reale necessità o un riscontro qualitativo, ma solamente perché si è visto come tali denominazioni possano essere usate come appregiativo, unicamente per alzare il prezzo oppure spingere all'acquisto il pubblico generico che ritiene "migliori" i vin iche vantano tali denominazioni.
Certo questo non vale per tutti i vini divenuti DOCG negli ultimi anni, vi mancherebbe, però bisogna ammettere che molte DOC e DOCG sono state "donate" a sproposito su mera e pressante richiesta del politico di turno!
Oggi il politico di turno è Franco Manzato, assessore Veneto all'agricoltura, il quale martedì prossimo (14 c.m.) presenterà pubblica audizione per richiedere al Comitato Nazionale per la Tutela ecc.ecc. (vedi qui) il riconoscimento della DOCG "Piave Malanotte", della DOCG "Lison" e l'istituzione della nuova DOC "Venezia". Ora non me ne vogliano gli amici produttori che coltivano viti lungo il Piave ed in provincia di Venezia, men che meno quelli della DOC Lison (zona a lungo trascurata e sottovalutata) ma queste zone sono tali da produrre vini che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche intrinseche, rispetto alla media degli analoghi vini?
La risposta è no, purtroppo, no!
Io vorrei essere bello come Brad Pitt, veloce come Usain Bolt, colto come Vittorio Sgarbi, ma non lo sono: inutile che mi dipinga tale....
E se posso comprendere il produttore che richiede quanto sopra per facilitare il proprio lavoro ed incrementare le vendite, fatico a capire il politico che lo asseconda: Manzato ed il suo staff sono realmente convinti che questi vini meritino tale innalzamento di denominazione (ed allora capiscono ben poco di vino, anzi forse nulla) oppure fanno tale richiesta unicamente per accontentare un sicuro gruppo di votanti?
La risposta, a mio dire, è la seconda: senza dubbio!
Forse servirebbero politici IGT, DOC e DOCG così potremmo votare solo gli ultimi (indipendentemente dal partito di appartenenza) ma a noi tutti rimarrebbe sempre il dubbio sui criteri di attribuzione di tale classificazione.
AC