Ovvero, può (deve) la natura sempre sottostare alla legge di una bilancia?
Sono certo che tantissime persone tra i lettori di questo blog seguano con attenzione Vino, il blogautore di Repubblica - L'Espresso curato da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari: degustatori che non abbisognano certo della mia presentazione nonchè realizzatori di un blog il cui spessore degli argomenti va di pari passo con la piacevolezza dello scritto.
L'altro giorno è apparso un interessantissimo post dal titolo Esame di maturità (leggetelo prima di continuare questo mio post) in cui i due affrontano l'errato convincimento per il quale alcune metodologie produttive sono viste come passaggi irrinunciabili per produrre vini di altissima qualità: la densità d'impianto, l'uso della barrique, le fermentazioni prolungata, ecc. ecc. Articolo che non fa grinze in nessun punto e che come sempre (o quasi) merita un bel plauso.
Nel mio piccolissimo mi permetto di aggiungere un'ultimo punto curiosamente non affrontato, e questo si, ahimè, visto come dogma irrinunciabile per la qualità assoluta: la resa per ettaro!
Sia chiara una cosa: la qualità finale di un vino passa obbligatoriamente per le basse rese in vigneto, ma questa, applicata pedissequamente in ogni annata, è sempre fautrice di grandi risultati?
Lo smodato, eccessivo e non naturale grado alcolico che ci ritroviamo nei vini d'oggi è sempre colpa dell'aver voluto inseguire la maturità polifenolica, del clima che cambia e dell'uso di prodotti (concimi fogliari ad esempio) che mutano le reazione della vite oppure è anche colpa dell'applicazione ferrea di rese eccessivamente contenute?
Negli ultimi mesi ho visitato alcune zone dove il grado alcolico dei vini prodotti si è innalzato di molto rispetto a vent'anni fa: Barolo, Barbaresco, Montalcino, Chianti, ecc. ovunque ho assaggiato vini che, confrontati con i loro progenitori da me custoditi in cantina, rivelavano 1,0 - 1,5 - 2,0 o addirittura 2,5 gradi alcolici in più!
In tutte le cantine visitate, alla oramai ripetitiva domanda del perchè di tanto alcool rispetto ad una volta, la risposta era sempre la stessa: una volta le rese no erano ferree, si sforava un po'...
Mi chiedo allora se non sarebbe il caso di affrontare con serietà la possibilità di essere più elastici su questo dogma di produzione visto da molti come incontestabile, con fermezza maggiore di quella che pone il Vaticano per difendere esistenza della Santa Trinità!
Siamo certi che gli 80 quintali per ettaro di Montalcino, se rivisti in eccesso del 5% e portati a 84 anziché darmi meno qualità non mi diano invece quel po' di diluizione degli zuccheri che si tramuta in minor tenore alcolico e quell'aumento di acidità che mi renderebbe più gioiosa la beva?
Non mi si venga a parlare di "tenuta nel tempo": ieri sera un Brunello Fattoria dei Barbi del 1967, a 13 gradi, era perfetto, ed il Barolo 1947, di pari gradazione di Marchesi di Barolo che molti amici hanno assaggiato non è certo "figlio decaduto per colpa del tempo", anzi tutt'altro.
Ripeto la mia provocazione: la resa per ettaro al ribasso, è sempre un must oppure si potrebbe ragionarci sopra?
Se qualcuno volesse darmi il proprio parere ne sarei lieto.
AC