So bene che per più di qualche appassionato le parole "Prosecco" e "Verticale" possiedono, quando accostate, tutti i significati del mondo tranne quella di degustazione Verticale....
Per molti il Prosecco può essere un vino a trama verticale, può provenire da vigneti piantumati su colline così ripide da sembrare posti in verticale, e quelli stessi vigneti possono avere un sesto d'impianto a ritocchino, quindi seguendo il profilo verticale, o magari la bottiglia può essere conservata facilmente in verticale, ma le parole Prosecco e degustazione verticale sembrano essere inconciliabili tra loro, al punto di far sembrare la frase "effettuare una degustazione verticale di Prosecco" un ossimoro!
Eppure non è assolutamente così, neanche quando gli anni che distanziano tale verticale sono parecchi, come ha dimostrato ad alcuni giornalisti e blogger, tra cui chi scrive, Paolo Bisol, titolare della Cantina Ruggeri di Valdobbiadene
Nella giornata di mercoledì 23 novembre ci ha ospitati, assieme ai figli Isabella e Giustino, presso il ristorante La Montecchia, per una verticale di uno dei suoi vini più prestigiosi: lo spumante extra dry Giustino B., metodo Charmat.
Il Giustino B. è spumante prodotto per la prima volta con la vendemmia 1995, ed imbottigliato nel giugno 1996, per festeggiare i 50 anni di lavoro nel mondo del vino di Giustino Bisol, padre di Paolo, il quale aveva iniziato la sua attività nel lontano 1946 presso la cantina paterna.
La verticale prevedeva sei annate: 2010; 2008; 2005; 2004; 2003 e 1996.
L'atmosfera rilassata e piacevole, grazie anche all'ottima interpretazione di Nicola Frasson, il quale ha rinunciato a condurre la degustazione nel modo canonico per intraprendere una più fruttuosa (per noi che ascoltavamo) chiacchierata-intervista con Paolo Bisol, ha permesso di sviscerare al meglio le annate proposte.
Molto corrispondenti all'andamento climatico i vini che mi sono ritrovato nel bicchiere: purtroppo si accusa il metodo charmat di generare uno spumante più figlio della tecnica di produzione che non del territorio di provenienza o dell'annata che lo genera, invece il Giustino B. era aderente come non mai all'anno che lo ha generato! (e alle terre da cui nasce)
Il 2010 era fresco e fragrante come le temperature di cui abbiamo goduto in quell'anno, il 2008 vagava su percorsi più accesi come accese erano le escursioni termiche di quella fine estate, il 2003, pur godendo di una piacevolezza insospettabile rispetto al previsto, si presentava opulento e diverso come il torrido luglio che abbiamo sofferto, mentre il 2004 Annus Mirabilis per la viticoltura Valdobbiadenese (e non solo per quella) era l'apoteosi: vino che andava oltre lo spumante che assaggiavamo, fresco come l'ottobre della vendemmia e pieno come i carri vendemmia dei contadini impegnati nel raccogliere l'uva*, ma il vero miracolo l'ho ritrovato nel 1996... 14 anni di bottiglia assolutamente non percepibili!
Fiori gialli e miele al naso, corpo pieno ed effervescenza mirabile, gusto non più, ovviamente, caratterizzato da note fresche ed acidule e da sentori come pera e mela che il Prosecco normalmente offre, bensì su sentori leggermente abboccati della composta di frutta, mai comunque esagerati o fuori origine.
Al più poteva sembrare un ottimo metodo classico rimasto per 10-11 anni sui lieviti e sboccato da 36-48 mesi, non certo uno Charmat di 14 anni....
Sono grato a Paolo per avermi permesso, nel caso ne avessi avuto dubbi, di ricordare che il vino, quando viene prodotto partendo da uve eccelse e lavorato in modo appropriato, è solo il risultato di un territorio e di un millesimo, e non della tecnica di produzione!
P.S. l'asterisco che segue il 2004 lo dimostra: in quell'anno il raccolto è andato oltre ogni più fervida speranza per quanto concerne le rese quantitative, eppure l'uva era eccellente, con elevata acidità ed aromaticità unica, ed ha fornito il miglior vino del decennio.
Questo dimostra che solo la natura decide cosa può generare una grande annata!
(che, al limite, il vignuaiuolo può rovinare...)
AC