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Abbiamo assaggiato, ed oggi... giudichiamo!

Nella serata di ieri, giovedì 04 giugno, ospiti quattro aziende piemontesi, abbiamo assaggiato:

Timorasso Montino 2006
Azienda La Colombera Vini

Barbera Barabba 2004
Juli  Ca.Vi.Mon

Barbaresco Fausoni 2004
A.A. Sottimano

Barolo Lu 2004
A. A. Eugenio Bocchino

A Voi che leggete ogni commento.
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F
Ringrazzio gli autori di questa serata,che per me é stata non solo un occasione per degustare dei ottimi vini,ma di conoscere gente comunque di una certa esperienza sia di vino che in generale.<br /> Mi ha stupito il Timorasso che niente aveva da invidiare ai rossi sia per odori e secondo me anche di persistenza....<br /> Per i rossi, forse anche perché sono un pò amante del barolo, mi é piaciuto particolarmente per il suo gusto "delicato" ma cmq abbastanza persistente e i tannini non troppo forti...
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S
Ieri sera ho vissuto grandi emozioni date non solo dai vini, ma anche dalle persone e dall’atmosfera che circondava l’evento. Ringrazio in particolare Lorella, Davide, Giampi ed Alessandro per la calorosa accoglienza. Nonostante ci conosciamo da poco tempo, la sensazione ѐ stata quella di essere in famiglia, con Giampi ed Alessandro vecchi zii carismatici, grandi conduttori, capaci di farmi sentire a mio agio in un ambiente nuovo. <br /> <br /> Mi ѐ piaciuto moltissimo il Timorasso e il Barbaresco, poi Barolo e Barbera. <br /> <br /> Serata Memorabile! Alla Prossima.
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M
Solitamente mi trovo sempre d'accordo con te Renato ma questa volta no.<br /> Il tannino del barolo era bellissimo fitto, fine setoso, semmai erano i tannini del vino di Sottimano ( soprattutto quelli del legno ) ad essere un pelino troppo ruvidi....<br /> <br /> Non concordo neanche sul fatto che svaluti la annata 2004 come comune annata. I miei molti assaggi invece mi parlano di una annata bellissima dove tutti sono riusciti a fare dei bei vini...pronti...??...io direi meglio così.....che non andranno molto avanti...??..io penso che andranno molto ma molto avanti....<br /> <br /> ritornando al Barolo di Eugenio partiva già bello aperto nei profumi note di sangue, di ruggine e di fiori....ad un tratto sembrava avere un cedimento su note come dici tu evolute ma si riprendeva subito e virava su note di spezie con cardamomo e anice stellato a farla da padrone...<br /> <br /> difendo a spada tratta questo vino, prodotto di un piccolo produttore alle prime armi e con viti giovani.....che cosa farà quando avrà un pò più di esperienza e le sue viti affonderanno le radici nella madre terra..??<br /> <br /> concordo con te sui vini di Mariotto ( forse in questo momento i migliori della denominazione...per me...) e concordo sui dubbi della barbera...anche a me piace più vinosa, più acida , meno domata....<br /> <br /> un saluto a tutti...
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R
Splendida serata di alto profilo sia dal punto di vista didattico che emozionale (il che è veramente raro!). I conduttori, Ale e Giampi erano così affiatati che neanche Gianni e Pinotto! Bravissimi! E bravi anche i produttori, esaurienti e misurati.<br /> <br /> I vini:<br /> <br /> TIMORASSO<br /> Non sono d'accordo con Alessandro: per me il Timorasso può essere un "quasi grande" vino. Ne ho avuta prova durante una degustazione alla cieca in cui era stato inserito in una batteria dove figuravano due gran cru, lo Chablis Le Valmur 2005 di Ravenau e il Bonneau de Martray 2005! Beh, il Timorasso perdeva, ma se la giocava eccome, e tutti a chiedersi che razza di vino fosse! In quel caso si trattava del Pitasso 2005 di Mariotto.<br /> Questo della Colombera mi ha subito colpito favorevolmente per poi darmi l'impressione che si fermasse e non avesse più molto da esprimere. Forse era l'effetto dell'entrata in campo dei rossi e della Barbera-monstre in particolare. In realtà il Timorasso forse è stato il vino che di più ha lavorato nel bicchiere, senza fermarsi mai. Anche a bicchiere vuoto, dopo qualche ora, riusciva a esalare intensissimi aromi floreali, mielosi, minerali e vegetali tipo tè verde. In bocca mi ha colpito soprattutto per le sensazioni tattili e minerali, l'acidità e la spidità e una certa piccantezza che già il naso preannunciava. Un punto debole? E' bastato che salisse leggermente la temperatura del vino che l'alcol è diventato più evidente, tuttavia senza mai soggiocare il complesso aromatico del vino.<br /> <br /> BARBERA<br /> Qui il mio problema è proprio culturale. Di Barbera ce ne sono molte versioni e il territroio di produzione è vastissimo. Ognuno ha i propri riferimenti e questo inevitabilmente condiziona. Oltrettutto penso che la Barbera sia un grande vino da abbinamento, ma non riesca mai ad emergere in degustazione. Non è un caso che siano così rare le degustazioni dedicate alla Barbera. Mi sembra che questa Barbera Barabba sia un vino che cerca di proporsi come vino anche da degustazione: concentratissimo alla vista, naso ricco e fruttato (che di solito la Barbera, almeno per l'immagine che ne ho io, non ha), acidità potente, come è giusto che sia, ma contrastata (o controbilanciata a seconda dei punti di vista) da una grande materia e, a mio avviso, anche da un qualche residuo zuccherino. Surmaturazione? Legno? Secondo me un po' di tutte e due, con l'effetto complessivo di un succoso boero ciliegia-cioccolato. Un vino comunque non privo di finezze, più complesso di come sembra che voglia presentarlo. Il naso evolveva bene e riusciva a comunicare sensazioni balsamiche, erbe officinali, ortica. In bocca l'acidità lo rendeva molto bevibile. Mi ricorda certe Barbera storiche: il Bricco dell'Uccellone di Braida, la Bogliona di Scarpa, quei tipi di Barbera che hanno rilanciato questo vino dalla storia tormentata. Non so che dire, forse è meramente questione di gusti, ma io preferisco una Barbera più viscerale, più rustica, perfino animale. <br /> <br /> BARBARESCO<br /> Sin dal primo impatto mi ha catturato.<br /> Naso intenso, inizialmente terroso, macerato, eppure fresco. Riconosco il territorio del Barbaresco, quel carattere "femminile" ed elegante di un vino che, gira e rigira, è sempre considerato un fratello minore del Barolo. Liquirizia, che io tendo ad associare agli aromi terrosi. In bocca è giovane. Il tannino è ancora aggressivo, ma di grana assai fine e quindi di altissima qualità. Agile, nervoso, elegante.<br /> Grande evoluzione nel bicchiere. Non si ferma e non si siede mai. Con il trascorrere del tempo valorizza sempre più alcune pregevoli componenti varietali, l'anguria prima di tutte. A mio avviso davvero un Barbaresco da manuale. Vino della serata.<br /> <br /> BAROLO<br /> Mi risulta inevitabile confrontarlo con il Barbaresco.<br /> All'esame visivo risulta un po' più concentrato del precedente. Il caratterisstico rosso granato è attraversato da riflessi mattone e, generalmente, sembra un po' più spento. Al naso è austero, forse un po' chiuso, come mi aspetto da un Barolo, ma mi sembra non molto dinamico, addirittura un po' evoluto. Con il passare del tempo si apre leggermente, ma conserva sempre quest'andatura un po' affaticata. Emergono alcuni tratti varietali caratteristici del Nebbiolo e mi sembra di ritrovare l'anguria, ma molto meno netta e fresca che non nel Barbaresco. Soprattutto esce una nota ferrosa che io considero sempre molto legata al territorio. In bocca non mi convince appieno la struttura del vino. Il tannino mi sembra di grana un po' troppo grossa, con l'effetto che il vino non riesce ad impadronirsi pienamente del cavo orale e sembra che scappi via. Complessivamente un buon Barolo, rispettoso del territorio e del vitigno. A mio avviso caratteristico dell'annata. Per quello che ho potuto bere, i Barolo 2004 sono vini buoni e pronti, da bere subito, ma che non possiedono quell'energia che possiedono le grandi annate da invecchiamento.
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A
Credo sia inutile intestardirsi nella diatriba "meglio il barolo oppure il Barbaresco", perchè probabilmente si scende nella sfera soggettiva. <br /> A mio avviso non vi era storia tra i due, ma Massimo non è certo uno sprovveduto e quindi se la pensa così rispetto volentieri la sua idea.<br /> In un unica cosa però non concordo minimamente: quando parla di tannini del legno troppo avvertibili in bocca nell'assaggio del Barbaresco... sfido persone con capacità di degustazione inarrivabile nello scindere NEL VINO DI IERI SERA (lo preciso) i tannini chatechici da quelli gallici.
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