La fortuna (ed il privilegio) di scrivere questo blog mi porta inevitabilmente a curiosare tanti siti e tanti blog altrui: sarebbe infatti per me impossibile conoscere tutte le novità e le curiosità che ogni giorno si generano, ma soprattutto sarei saccente, supponente e presuntuoso se volessi fare dei commenti su ogni vino, su ogni zona o su ogni novità senza confrontarmi (o constatare) le idee altrui. Nessuno è onnisciente, e se questi confronti li hai con produttori, enologi, giornalisti, blogger o semplici appassionati poco conta: l'importante è avere l'umiltà di rapportarsi alle idee altrui (il che non significa pensare con la testa altrui, sia ben chiaro!)
Confronto che avviene di persona quando le figure sopra scritte sono quelle che conosci personalmente o vedi con frequenza, via telefono o mail quando quelle persone sono semplici conoscenti (o magari amici residenti dall'altra parte del mondo) oppure che si limitano alla semplice lettura quando si tratta di blog o siti di persone non conosciute.
La "carrellata" di siti e blog che sbircio di primissima mattina si è ristretto, in pochi mesi, in modo impressionante: a gennaio aprivo una quarantina di indirizzi differenti per leggere quanto pubblicavano, mentre nell'ultimo periodo non sono più di 6-7 quelli che regolarmente leggo.
Mi chiedevo proprio stamane il perché di questa drastica riduzione ed il motivo è presto detto: mancanza di "coerenza produttiva"
Il termine coerenza produttiva non è un errore o un azzardo: un blog, come un giornale che acquisti in edicola (ovvero editato da un'azienda editrice) ha un preciso argomento di riferimento (sport, politica, economia, vino, cibo, arredamento, ecc) ed una data di pubblicazione (esistono i quotidiani, i settimanali, i mensili, ecc. ecc.) altrimenti non si tratta più di un blog, si tratta di un sito o di un blog di comunicazione personale. (e si potrebbe utilizzare Myspace oppure una pagina di Facebook).
Bene, i blog curati in modo professionale, in Italia, e che parlano di vino non sono più di una decina in tutto (ecco il perché della mia riduzione da 40 a 6-7) gli altri sono artigianali, magari piacevolissimi, ma artigianali: pubblicano quando vogliono e cosa vogliono parlando del più o del meno. A caso.
Bastata curiosare anche adesso: leggete le liste sui wineblog più famosi e poi cliccate: vedrete blog il cui ultimo articolo risale al 30 marzo oppure al 6 aprile (oggi siamo il 3 luglio amici blogger, sveglia!), qualcuno che invece che scrivere di vino parla della morte di Michael Jackson, della tragedia di Livorno, del viaggio vacanza fatto lo scorso mese ecc. ecc. (sarebbe come se il Corriere della Sera uscisse un giorno si e tre no, a caso, oppure se Quattroruote anziché parlare di automobili scrivesse dei gossip dell'estate come Chi o di razze canine come Argo).
Eppure questi blog quando parlano di vino vanno giù con l'accètta: giudicano il vino, sentenziano ritardi sui tempi di vendemmia, contestano le pratiche di cantina, riprendono il produttore, lo condannano di scarso impegno, imprecisione, inesattezze, ecc. ecc.
Ed allora mi chiedo cosa succederebbe se i produttori di vino giudicassero i blogger con la stessa severità?
La risposta è tanto ovvia quanto spiacevole: sarebbe una sconfitta totale!
AC