Ammetto che, vista l’età (62 anni suonati…), non passi facilmente per la testa l’idea di mangiare qualcosa con un vino così vetusto, però ero certo della potenzialità della bottiglia, e nessun dubbio avevo avuto al momento di tentare tale "azzardo". Il vino si presentava di un color arancio perfetto, caldo, che dopo una breve ossigenatura anziché cassare tendeva a riportarsi su toni granati, perfettamente limpido e molto vivo.
Il vero, classico, inconfondibile colore del Barolo, di quelli che molto spesso non si vedono più...
Al naso molto varietale con sentori minerali, di graffite, ferrosi di ruggine in quantità inesauribile, e sentori di sottobosco (intesi come funghi e profumi muschiati, non certo di frutta di sottobosco) netti, puliti, percepibili oltre modo.
Alla beva si presenta perfetto: appagante ed armonico, equilibrato e vivo, minerale sapido, un miracolo!
I tannini non solo vivi (ma che uve avevano sessant’anni fa? Come lavoravano in cantina? Dio benedica quei viticoltori!) ma, se si potesse dire un'eresia, quasi eccessivi…
A me il termine commovente, riferito ad un vino, da quasi (attenzione, scrivo quasi) fastidio, ma in questo caso devo dire che accetto volentieri questa definizione.
Certo un vino difficile da descrivere: talmente emozionante che è meglio berlo e lasciare che ognuno ne tragga le proprie sensazioni, ma indubbiamente un monumento per chiunque voglia sostenere che il Barolo è un vino che sa perfettamente invecchiare, al pari degli altri grandissimi rossi dell’olimpo enoico!
Per gustarlo appieno scartiamo l’ottimo brasato che era stato preparato (sacrilegio ma vero: utilizzando del Barolo del '58) e decidiamo di abbinarlo ad un Formaggio Vezzena lungamente invecchiato: divino!
Ogni parola aggiunta a questo punto è superflua!
AC