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Anche nel vino ci impongono il silenzio?

E’ un'azione che svolgo ogni giorno, quasi in modo automatico: apro Mozilla, vado su "segnalibri" e clicco "vino al vino", il blog curato da Franco Ziliani.

Un blog che non ha certo bisogno di presentazioni: tra quelli enoici è sicuramente il più conosciuto ed il più letto, ed anch’io, visto che Ziliani scrive sempre cose interessanti e di media molto condivisibili (qualche volta, è ovvio, ho idee contrarie, vi mancherebbe) lo seguo assiduamente.

Ieri però, la lettura del post pubblicato, mi ha creato sconforto, e molto.

Non serve riassuma l’accaduto, fate sicuramente più svelti a leggerlo voi tutti direttamente nel blog a questo link (anche se non credo vi possa essere qualche appassionato di vino che arrivi a questo blog senza prima esservi transitato), comunque basti sapere Ziliani ha ricevuto una diffida da parte di un avvocato, rappresentante un’azienda scontenta dal giudizio espresso da un lettore in un post (pertanto neanche dello stesso Ziliani!) una cosa che, scritta così, sembra quasi un gioco di parole.

L’avvocato si riserva di intraprendere qualsiasi azione legale a tutela dei diritti della sua assistita per ottenere il risarcimento di tutti i danni derivati dal commento “avente carattere offensivo e diffamatorio…” (??? e ci aggiungo anche un sic!).

 

Avete capito amici che leggete?

Una lettore esprime un giudizio personale su di un vino, il quale scontenta il produttore e quest’ultimo che fa?Anziché fare autocritica e chiedersi dove ha sbagliato nel produrre quel vino incarica il proprio legale di “tutelarlo” da quella critica…

Questo potrebbe essere l’inizio della fine: se ad ogni commento negativo, magari fondato, la reazione fosse questa in breve tempo ogni recensione scomparirebbe!

Addio blog, guide, commenti, critici, liberta di pensiero…. si tratti di un vino, di un libro, di un film, di un ristorante, di una macchina, di qualsiasi cosa, chi mai avrebbe più il coraggio di scrivere il proprio commento?

Scrivere un commento, o pubblicarlo, sapendo di avere una spada di Damocle pendente sul proprio capo non è cosa facile.

Per questo avevo sconforto nel leggere il post di Ziliani, per questo vi invito nell’ avere un attimo di riflessione per l’accaduto.

 

Grazie.

 

AC

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A
<br /> Ho letto soltanto ora, velocemente, quanto scritto da Ziliani nel suo blog. Non lo seguo particolarmente, lui come tanti altri che parlano, scrivono e criticano il vino. Non lo faccio perché io,<br /> come credo anche molti altri produttori, siamo ormai stanchi di ricevere critiche, giudizi, sul nostro lavoro e sui nostri prodotti. E’ bello parlare di vino, a volte anche criticare, confrontarsi<br /> quando si è insieme, ma a tutto credo che ci sia un limite. Secondo me, intraprendere una via legale per quanto scritto da Ziliani fa sorridere ed è assurdo, però è anche giusto mettere un freno a<br /> questa eccessiva libertà di giudicare così apertamente, in un sistema di comunicazione come lo è internet o le varie riviste, giornali o guide. E’ anche vero che quando parlano bene siamo felici e<br /> quando parlano male ci arrabbiamo, penso sia normale questo, ma avrebbe dato molto fastidio anche a me leggere una tale considerazione rivolta alla mia azienda. C’è poi chi si può permettere di<br /> rivolgersi ad un legale perché ha la possibilità di dar da vivere a quella categoria, altri avrebbero invece risposto personalmente alle sue affermazioni. Torno però sul dire che dà ormai fastidio<br /> leggere continue accuse che anche tanti giornalisti si fanno, magari indirettamente, una delle ultime lette, tra Cernilli e Ziliani, o assistendo alla premiazione a Roma dei tre bicchieri domenica,<br /> ascoltare Cernilli che con ironica educazione rispose alle accuse ricevute da chi curò la Guida dell’Espresso. Tutto questo fa schifo e poi chi se ne frega!!!<br /> Non prendo le difese dei giornalisti come non condivido il rivolgersi ad un legale, ma non posso che schierarmi dalla parte dei produttori. Siamo arrivati ad un certo punto dove nel vino il<br /> silenzio non ucciderebbe, ma ne sarebbe invece la sua salvezza.<br /> <br /> <br />
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