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Antefatto

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Nei giorni scorsi ricevo una mail (il mio indirizzo è pubblico: è posto nella casella a fianco alla voce Recapiti, pertanto sono raggiungibile da chiunque) in cui mi veniva chiesto la possibilità di essere contattato telefonicamente. In risposta comunico il mio numero di cellulare e l'orario in cui sarei stato disponibile per essere raggiunto,
Poco dopo il mio telefono squilla...
- Buonasera, sono Primo Franco, e sono un lettore del suo blog.
- Ah, piacere, sono Alessandro e sono lieto che un produttore come lei legga il blog....
Ne segue una cortese e simpatica telefonata in cui il vino la fa da padrone.
Ad un certo punto Primo Franco mi dice che da una risposta data ad un commento ha capito che ho letto un articolo che lo riguarda, pubblicato nel numero dicembre-gennaio della rivista Spirito diVino.
Le sue parole (più o meno, ogni memoria ha un limite) le seguenti:
- Vede Alessandro, io non ho nulla contro la critica, semplicemente mal sopporto quando si scrivono cose inesatte e non vere. 
Accetto che si giudichi un vino, ma solo chi lo produce sa il perché delle scelte fatte in cantina o nei vigneti, le altre sono solo ipotesi, supposizioni.  
Spedirò una replica alla redazione di Spirito diVino, ma è una rivista bimestrale, e sino a febbraio io subirò l'ingiustizia di vedere scritte cose inesatte.
Lei può farmi il piacere di pubblicare sul blog quanto andrò a replicare?
La mia risposta non poteva che essere positiva per due motivi:
1° Perché credo che i blog siano un naturale punto d'incontro tra produttori e consumatori, critici e, commercianti. 
2° Perché credo sia corretto che i critici facciano i critici e non gli enologi, e gli enologi facciano gli enologi, non i critici,
Pertanto nel post che seguirà tra pochi minuti pubblicherò volentieri la mail che mi ha spedito il signor Primo Franco, ed ovviamente per gli stessi due motivi sopra esposti accetterò qualsiasi contro replica.
 
Per correttezza di chi leggerà ritenevo necessario postare questa "introduzione", ovviamente l'articolo di Spirito diVino non è pubblicabile (per chi volesse il numero è disponibile in edicola), posso solo accennare il fatto che Pavan contesta il sistema di allevo e l'impostazione di un vigneto, il Grave di Stecca, posto quasi in centro a Valdobbiadene, ritenendo le scelte tecniche più votate ad un aspetto quasi "pubblicitario" che ad un'idea di agricoltura convinta.  
AC
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G
<br /> Chissà cosa sarebbe OGGI il Prosecco e cosa significherebbe VALDOBBIADENE senza quei nomi che hanno divulgato il PROSECCO in tutto il mondo.<br /> Ma forse non è neanche difficile immaginarlo.<br /> Credo comunque che Alessandro svolga ogni giorno un ottimo lavoro di trasparenza e di obiettività donando un contradittorio di cui la quasi totalità del giornalismo è lacunosa. Ho molto apprezzato<br /> leggere le due facce della medaglia, mi ha aiutato a mettere al posto giusto il produttore ed anche il giornalista. Leggendo unicamente l'articolo mi sarebbe stato impossibile. Per cui grazie<br /> davvero.<br /> <br /> <br />
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A
<br /> <br /> Guglielmo, la ringrazio molto per quanto lei ha scritto: se il mio post è stato utile per meglio inquadrare la situazione ne provo sincera gioia! Il mio desiderio è proprio quello che il blog sia<br /> punto d'incontro e confronto, e magari di supporto per meglio comprendere il mondo vino!<br /> <br /> <br /> Grazie per il commento e nel dedicare un po' del suo tempo per leggere questo blog.<br /> <br /> <br /> <br />
A
<br /> Non posso certo permettermi di giudicare quanto il giornalista scrive nell'articolo, forse va troppo oltre in certe considerazioni e consigli che poco gli spettano, ma quando doveva elogiare l'ha<br /> fatto e in maniera molto bella parlando del Grave di Stecca 2007.<br /> Non possiamo pretendere che loro ci siano soltanto quando ci danno lustro ed esaltano. Vogliamo starci con loro? Dobbiamo accettare anche questa reazione secondo me, che credo possa esser nata<br /> comunque sia da qualcosa che ha infastidito, perchè gratuitamente mi fa strano che una persona si scarichi in questo modo.<br /> Non posso però per nulla condividere un passo della lettera del sig. Primo Franco dove si dice...Le aziende elencate rappresentano la vera storia di Valdobbiadene... Cerchiamo di riconoscere anche<br /> il valore di chi per anni e anni, al caldo, al freddo o al gelo, ha coltivato in maniera eroica le nostre colline, permettendogli d'essere commercianti di vino e tutti coloro che ancora oggi lo<br /> stanno facendo, insieme a tanti altri produttori se pur di recente nascita commerciale. La storia di Valdobbiadene e di questo vino la stiamo scrivendo insieme.<br /> <br /> <br />
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C
<br /> Potrei anche correre in edicola ad acquistare la rivista, ma credo che se ci fosse stato almeno un piccolo sunto del "fatto" o la semplice citazione, la cosa avrebbe avuto un senso compiuto. Così<br /> come è stata esposta, è un fatto semi-privato, dove non è possibile nè capire il senso della bellissima missiva del sig Franco, né, se me lo consenti l'antefatto....<br /> <br /> <br />
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C
<br /> <br /> Hai ragione, adesso aggiungo al post "antefatto" il motivo della diatriba.<br /> <br /> <br /> <br />
G
<br /> Caro Alessandro (scrivo caro anche se non ti conosco: leggo più cose scritte da te che non da mia moglie) la critica è come il sale: se manca ci si appiattisce!<br /> Però mi piace quando sottolinei il rispetto dei ruoli: l'enologo fa l'enologo ed il critico il critico, mai il contrario.<br /> In quanto alla ditta Nino Franco avercene di gente così seria: famiglie come Franco, Bortolomiol, Mionetto, Ruggeri, Bisol ed altri hanno fatto la storia del nostro vino e del nostro territorio, e<br /> bene o male ognuno di noi deve un sincero grazie a questi che per primi hanno trainato.<br /> <br /> <br />
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