Quanto mi è accaduto sabato si potrebbe definire "concatenazione degli eventi": la mattina, leggendo i blog enoici che ritengo più interessanti, mi imbatto in un post a firma di Angelo Peretti pubblicato su InternetGourmet (lo potete leggere qui), nel quale viene raccontato come il sistema ideale per la chiusura delle bottiglie di vino bianco sia sempre più rappresentata dal tappo a vite: questo non solo per l'autorevole convincimento del bravo Angelo (ed anche mio vedendo quello che scrivevo oltre un anno fa qui) ma soprattutto a detta dei ricercatori dell'Australian Wine Research Institute che, prove alla mano, hanno dimostrato come il futuro del vino bianco passi attraverso la chiusura con tappo a vite: il tanto snobbato (da noi italiani) stelvein! Poco più tardi ricevo una telefonata da parte di un grandissimo produttore, grandissimo dal punto di vista qualitativo non quantitativo, del Trentino Alto Adige il quale mi racconta delle sue positive prove nell'utilizzo proprio del tappo a vite (per rispetto evito il nome, ma se tale sistema di chiusura verrà accettato dalla clientela vedremo già dal prossimo anno tutti i suoi vini bianchi, spumanti esclusi, ed anche un rosso tappati con lo stelvin), infine a pranzo mi raggiunge un amico portando una bottiglia di Riesling della Pipers Brook, rigorosamente chiusa con il tappo a vite (e bevendola vi assicuro che nessuna ha avvertito la nostalgia del tappo in sughero!), se non si chiama concatenazione o coincidenza tutto ciò non so cosa potrebbe esserlo!
Ma la cosa non si ferma qui, anzi evolve con interesse nel pomeriggio quando da un amico produttore vengo a conoscenza della stappatura della intera sua produzione di Prosecco in versione tranquilla, imbottigliata qualche giorno prima e chiusa, come negli anni precedenti, con tappo sintetico....
Al chiedere del perchè di tale operazione la lapidaria risposta non lascia dubbi: l'articolo 8 punto 3 del Disciplinare del Prosecco Valdobbiadene-Conegliano DOCG dice "Chiusure. Per i vini tranquilli sono consentite le chiusure con tappo raso bocca in sughero" mentre il vecchio disciplinare DOC (articolo 8 punto 2) citava "Per i vini tranquilli sono consentite le chiusure con tappo raso bocca in sughero o altri materiali innovativi", pertanto per poter applicare la fascetta ho dovuto stappare e poi riconfezionare tutto il vino che avevo imbottigliato...
Pochi minuti fa mi rileggo il disciplinare e mi accorgo che è tutto vero! Benedetta miopia dei consorzi di qualità (qualità?) la mia domanda nasce spontanea: credete di dare più prestigio imponendo la chiusura con il tappo in sughero? Secondo voi migliora la qualità o l'immagine di quello splendido vino che può essere il Prosecco in versione tranquilla?
Chi ha dettato questa sciocca regola è miope, anacronistico e fuori dal tempo: in un mondo dove sughero con la S maiuscola ve ne è sempre meno imporre una chiusura simile ad un vino che richiede pochi mesi di sopravvivenza in bottiglia è assurdo. Anzi, data la sensibilità del Prosecco ci troveremo invasi di bottiglie difettate!
Sveglia Consorzio (per consorzio non intendo la struttura, ovvio, bensì coloro che decidono le regole): ci troviamo una splendida neonata DOCG dove però le rese sono fuori controllo ed il risultato è sotto gli occhi di tutti (vini sempre più inconsistenti e figli dei lieviti e dell'autoclave) dove i vigneti di collina, qualitativamente eccezionali ma costosi da coltivare, sono dileggiati e rifiutati da grossisti di uve e commercianti di basi perchè con minor spesa possono comperare un'uva di pianura, e voi vi perdete nella regola tappo sintetico si/tappo sintetico no?
Se fosse il tardo pomeriggio o inizio sera mi consolerei sorseggiando un bel bicchiere di Prosecco col fondo (chiuso con tappo corona, alla faccia vostra, come ho scritto QUI!) ma purtroppo data l'ora non posso fare neanche quello... siete assurdi!
AC