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Per Repubblica noi Veneti rimaniamo degli avvinazzati.

E’ sempre motivo d’orgoglio trovare una pubblicazione, uno speciale oppure un articolo che parla della zona in cui si vive, a maggior ragione se lo si trova su di un giornale a diffusione nazionale, dire che però l’articolo pubblicato da Repubblica (che potete trovare anche sul web a questo link) possa  muovere sentimenti come ilarità, stupore o altro, ad esclusione di quello dell’orgoglio è cosa probabile! L’articolo, a firma di Alessia Piovesan, ed intitolato “Bassano, alla fiera dei vini dolci” dovrebbe essere un invito nel visitare Bassano in occasione di Dolcevì, la manifestazione dedicata al vino dolce di cui vi avevo parlato nell’articolo intitolato "Dolcevì, evento dolce a Bassano", però alcune chicche dell’autrice potrebbero fuorviare tanto il turista fine a se stesso, quanto l’appassionato enofilo che si propone di abbinare le due cose: visitare manifestazione e città.  Innanzitutto Bassano è vista come città di avvinazzati se non peggio: dopo aver sciorinato i soliti luoghi comuni per cui i Veneti hanno il vino nel sangue (“anzi nel DNA!”) ecco descrivere Bassano come città che si può “guardare da tanti lati, muovendola come un prisma. Se si segue la pista dell'alcol, per esempio, in particolare dei superalcolici, tre sono le tappe obbligate, Per trovarle si deve annusare: l'odore pungente e secco della grappa sarà una buona guida

Già il guardare una città “da tanti lati muovendola come un prisma” mi sa tanto di frase fatta, letta e copiata senza neanche capirne il senso, ma mi chiedo cosa significhi “seguire la pista dell’alcol”? Repubblica vanta dei lettori appassionati di cibo e vino oppure dei segugi abituati contro natura? Io sono nato a Bassano, vi ho abitato solo una manciata di anni ma l’ho frequentata assiduamente per molti anni (assiduamente significa ogni giorno: sino ad un paio di anni fa era il luogo in cui trascorrevo ogni momento libero oltre che quelli per lo studio ed il lavoro), bene assicuro chi legge che “l’odore pungente e secco della grappa” (secco? Pazienza il pungente, ma secco…) non si trova in nessun angolo di questa splendida cittadina, e ve lo assicuro con l’esperienza di chi per motivi di lavoro (sia chiara la parola lavoro: non vorrei madame Piovesan pensasse io fossi un alcol dipendente) la grappa è abituato ad annusarla con molta attenzione.  Così come spiacevole è leggere che alla grapperia Nardini si ferma chiunque (“si fermano tutti, operai e medici, professori e studenti, chi ha denaro da buttare e chi non arriva alla fine del mese”) per bersi un bicchierino di grappa che “arriva dritta allo stomaco e lo brucia”, come fosse il passatempo della città!

Fortuna che la Piovesan fa tornare il sorriso al lettore quando parla di Dolcevì: “Per un weekend, sabato 21 e domenica 22 novembre, a Bassano del Grappa (Vicenza) sono i dolci – oltre cento etichette di moscati e passiti di tutt'Italia – a bagnare i palati. Ogni due anni la manifestazione "DolceVi" presenta antiche e nuove annate di vini dolci, abbinandole a prodotti tipici locali, dalla sopressa al formaggio Asiago, dal mandorlato di Cologna al broccolo di Bassano”.                                                                                                                                                                                       Abbinare un vino dolce a della Sopressa? (Signora, Prosecco col fondo!) Formaggio di Asiago? (se ben invecchiato...) Al broccolo di Bassano? Ma quali abitudini culinarie immagina noi si abbia la signora?                                                 Spero di non essere mai invitato nel sedere allo stesso tavolo di questa disinformata giornalista: non vorrei mai ordinasse, a conclusione di una cena, due fette di Saint Honorè con un bicchiere di superbo Barolo! 

 

AC

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