Come tanti, come molti, anch'io temevo (e forse in parte ancora temo) che l'idea dell'allargamento della zona di coltivazione della Glera atta a dare Prosecco sia un errore: non so quanto la riserva del nome a livello internazionale valga la contropartita di vedere coltivata su terreni di pianura, per nulla atti a dare qualità, quest'uva, ma solo il tempo potrà dare la giusta risposta.
Per certo l'allargamento della zona ha fatto si che molti produttori rientranti nelle due DOCG abbiano ricevuto uno sprono per innalzare la qualità, e visto che la qualità si fa in vigna lo stimolo era ciò che serviva per dare il giusto slancio ai bravi viticoltori troppo spesso considerati figura secondaria rispetto all'enologo di cantina.
Di sicuro già molti produttori hanno intrapreso la strada della qualità assoluta ricercata in vigna, senza se e senza ma: di fronte ad una verticale di 4 anni del Grave di Stecca, dal 2007 al 2010, dove, oltre ad una coerenza stilistica e gustativa fantastica, ciò che ti fa rimanere esterrefatto è un'incredibile tenuta temporale non puoi che pensare (ed in modo molto convinto) a ciò!
La stessa cosa non posso evitare di pensarla quando assaggio il Col dell'Orso, visto che da oltre 10 anni riesci a stupirmi come la prima volta per l'inarrivabile mineralità, oppure quando penso al percorso intrapreso dai Fratelli Spagnol: degustare il Col del Sas oggi (specie nella versione Brut) e ricordare il pregresso ti fa capire che la "sfida" del futuro la costruisci solo attraverso il duro lavoro di vigna. E potrei continuare con molti altri esempi se non temessi di annoiarVi.
Mi permetto però di citarvi l'ultimo esempio avuto, visto che mi è stato dato l'altra sera: per un autentico e fortuito caso mi sono ritrovato in cantina dei fratelli Follador (Cantina Silvano Follador) per incontrare delle persone in visita presso di loro.
Con la consueta e sempre squisita ospitalità Alberta mi ha chiesto se volevo assaggiare il loro Cartizze anche se di recentissimo imbottigliamento... siccome ad un calice di buon vino non riesco a dire no, ho accettato pronto a pagare il dazio per tale operazione appena compiuta. .
Portare il calice prima al naso e poi alle labbra, raccogliere le splendide impressioni ed apprendere che tale spumante era stato prodotto con un residuo zuccherino praticamente pari a zero è stata un'unica autentica poesia. Ripeto, zero di residuo zuccherino!
Per una volta ho trovato (come sempre dovrebbe essere) un Cartizze la cui piacevolezza si basava unicamente sulla sua struttura: mai eccessiva ma comunque di corpo, su di una morbidezza intrinseca e naturale dovuta alla polpa dell'uva e non agli zuccheri aggiunti, su di una mineralità mai sfacciata ma sempre presente, su una "decisone" gustativa, all'assaggio, veramente mirabile.
La poesia è stata nel bere un vino che per una volta si è dimostrato Re, rispetto all'altro Prosecco, non per gli zuccheri o la particolare effervescenza (aggiunta dell'uomo e di autoclave) ma per la sostanza con cui è stato fatto, derivante unicamente dal terreno e dall'ottima coltivazione (frutto della natura - terreno - e del lavoro dell'uomo in vigna).
Di fronte a tale vino, e ricordando gli altri vini citati in apertura (ed i tanti non citati), non posso che rincuorarmi ed essere certo che nessun scompenso, per chi lavora con serietà, potrà venire dall'allargamento della zona di produzione: il territorio vince sempre, ed il territorio non è la pianura per quest'uva!
Ed in più ho potuto comprendere che lo zero, a volte, è numero di valore assoluto...
AC