Equilibrio, a mio avviso la vita è fatta di equilibrio, giusto equilibrio in tutto: equilibrio tra i momenti seri e momenti ridanciani, equilibrio tra momenti ilari e momenti di compostezza, equilibrio tra la lavoro e riposo, tra incassare e spendere, tra frequentazione degli amici e solitudine, ed equilibrio anche nelle cose personali. E' bellissimo indossare un abito su misura, chiudere i polsi della camicia con gemelli ereditati ed annodare una cravatta di griffe, ma è bello anche infilare jean's sdruciti e t-shirt, è bellissimo ascoltare un brano tratto da un'opera di Wagner oppure di Lalo Edouard, ma anche canticchiare la canzoncina dell'estate appena trasmessa dalla radio, è cosa immensa leggere la Divina Commedia oppure Le opere e i giorni di Esiodo, ma non da meno ti riempie l'anima leggere le pagine di 100.000 gavette di ghiaccio oppure, più semplicemente, del libro del momento.
Cinepanettoni a parte è bello anche andare al cinema per visionare un film leggero se lo intervalli a qualcosa di serio: non puoi sempre (e solo) guardare la Corazzata Potëmkin...
Eppure l'equilibrio sembrano averlo perso molti commentatori del vino: a parte alcuni (tra cui Rizzari che leggo sempre più assiduamente, oppure Sabellico) vedo sempre una maggiore distanza tra chi il vino lo beve (e lo compra) e chi lo giudica... ufficialmente tutti a difendere la bevibilità o la facilità di un vino, ma poi guai se parli di una Schiava, di un Frascati o del Prosecco: si deve parlare solo di Nebbiolo proveniente da zone nobili (che adoro, ma in questi giorni lascio in cantina) di spumanti Metodo Classico o di Riesling rigorosamente Renano, il resto è out, fuori discorso, o al limite ottimi vini da disprezzare pubblicamente.
E questo mi spiace, perché agli amici che guardano solo ed esclusivamente la corazzata Potëmkin bisogna ricordare che all'eccesso questa è una cagata pazzesca (Fantozzi docet)
AC