Ricordate Lo strano caso del Prosecco DOCG e delle fascette fantasma? Penso e credo di si. (altrimenti vi chiedo di rileggere il post)
Se il nostro indagatore avesse passione e voglia di inseguire altre situazioni in cui le fascette DOCG venissero applicate in modo difforme alla legge, o peggio non applicate, oggi si troverebbe in quel di Asti per inseguire una Barbara D'asti dichiarato DOCG ma le cui fascette non solo sono applicate in modo irregolare, ma addirittura in maniera tale da poter riutilizzare la bottiglia innumerevoli volte....
Prima di dare seguito all'articolo rivediamo cosa dice la legge per quanto riguarda l’applicazione della fascetta: l'articolo 3 del GU n° 37 - 14.02.2006, recita "La fascetta e' applicata sulle chiusure in modo tale da evitare che il contenuto possa essere estratto senza l'inattivazione della fascetta stessa, cosi' da impedire la sua riutilizzazione."(link)
In modo più semplice la fascetta si deve sempre rompere all'apertura del tappo oppure può rimanere integra, se applicata alla capsula di copertura, a condizione che non si possa porre una nuova capsula senza che ciò sia evidente (da qui la parola inattivazione della fascetta anziché rottura).
Bene, come vedete dalla foto la fascetta posta sul collo di questa bottiglia (evito di scrivere di questa Barbara d'Asti : non ho idea se il contenuto sia tale) non solo non verrà rotta all'apertura del tappo, ma in nessun modo si inattiverà all'apertura visto che non è presente nessuna casula di copertura! (avranno evitato la capsula per permettere la visione del bellissimo tappo corona?).
Con tale accorgimento pertanto la bottiglia potrà essere utilizzata decine e decine di volte!
Poniamo infatti che essa sia destinata a locali atti alla mescita (presumo in bar di quarta categoria), se la bottiglia viene resa al produttore questi potrà riempirla nuovamente, e per più volte, senza che vi sia bisogno di apporre nessuna nuova fascetta!
Questa a voi non sembra una truffa bella e buona? A me si!
Forse potrò sembrare eccessivo (di media tendo a giustificare gli errori per imperizia, mai per tentata frode) ma cosa posso pensare vedendo una bottiglia che in etichetta reca la scritta Barbera d'Asti DOCG ma senza che vi sia indicata la ditta produttrice (il nome scritto in evidenza è solo marchio commerciale), senza che sia scritto il luogo di imbottigliamento (c’è solo quella che sembra la sigla del registro) senza l’annata del raccolto (dato obbligatorio) e con la fascetta apposta così come potete vedere?
Posso pensare che non sono per nulla eccessivo: se non è una truffa è una bella sola! (come dicono a Roma).
Concludo con un amaro pensiero: la bottiglia vista così (in vetro scadente, da litro, con tappo corona, senza che vi sia scritto il produttore, il paese di provenienza ne l’anno) sembra uscita da un catalogo di vendita stampato qualche anno prima dello “scandalo metanolo”, invece è stata raccolta dal bravo (e sempre attento) Marco appena una settimana addietro….
Non ci sarà il metanolo, ma lo scandalo rimane!
AC