Già, cari amici che mi leggete, a chi giova un articolo dal titolo così provocatorio?
Me lo chiedo da oltre un mese, senza risposta alcuna, e per spiegarvi il perché della mia domanda vado per ordine ricapitolando il tutto.
Alla fine del mese di marzo Affari Italiani “il primo quotidiano on-line” pubblica un articolo (questo per l’esattezza) con il roboante, ed a mio avviso diffamatorio, titolo sopra riportato. L’articolo nel suo contenuto non riporta più tale frase, ne intende sostenere che il Prosecco provochi il tumore, ma si limita alle solite (ovvie, trite e ritrite, e non per questo meno sciocche) affermazioni prive di supporto scientifico: ovvero che i vigneti della zona Conegliano-Valdobbiadene sono quelli ove si fa maggior uso di pesticidi e fitofarmaci, che se ne fa un uso smodato, che questi vengono irrorati con gli elicotteri, e tutte quelle storie già note e di cui in questo blog vi ho già parlato.
Sia chiaro che io non voglio entrare nel merito dell’articolo: è il solito articolo parzialmente inutile perché non aderente alla realtà e comunque sbilanciato verso una sola versione (ed a cui hanno già risposto, come potete leggere qui, in modo esaustivo e con la dovuta determinazione il bravo viticoltore Andrea Miotto – anche in qualità di Presidente del Comitato Mostra del Prosecco di Vidor e Cobertaldo – ed il Presidente del Consorzio di Tutela del Valdobbiadene-Conegliano Giancarlo Vettorello) io mi vorrei soffermare solo sul titolo: può un giornalista pubblicare un simile titolo senza avere uno scopo ben preciso?
Sappiamo tutti che il titolo è la condensazione stessa dell’articolo, d’altra parte ce lo può confermare un qualsiasi vocabolario: “nel giornalismo il titolo è la sintesi attraverso la quale vengono presentate le notizie contenute nell’articolo stesso”, pertanto una volta letta la frase “Prosecco, l’aperitivo ad alta incidenza tumorale” posso solo pensare che bere tale vino abbia questa maligna caratteristica: far insorgere un tumore.
Ed allora quale era lo scopo del giornalista Francesco Bortolucci al momento in cui ha scritto articolo e titolo?
Se egli non è un perfetto sprovveduto già sapeva già che una frase del genere gli poteva portare solo rogne a non finire.
Voleva forse fare audience?
Voleva gettare discredito e fango sul Prosecco? E se sì per dare giovamento a chi o cosa (cui prodest?).
Si potrebbe anche trattare di un singolo “momento di mona” (come diciamo noi in Veneto) ma allora basterebbe ammetterlo… sbagliare è umano, e dire “Signori, nel mio articolo non c’è volontà diffamatoria ne voglio porre in discussione il vino come prodotto ad incidenza tumorale, però ammetto di avere scritto un titolo errato” gli avrebbe solo reso dignità.
Invece il giornalista, nella replica offerta a Miotto e Vettorello, dopo aver difeso – in alcune parti con ragione – il proprio articolo, chiude con la strada della tentata simpatia, ed io avrei preferito una risposta da uomo e l’ammissione che il titolo era ed è al limite della decenza, piuttosto che la ruffiana frase “Al massimo, possiamo dire che l'uso smodato di Prosecco può aumentare l'allegria oltre a soddisfare appieno il palato”.
Sic, e doppio sic!
AC