Cari lettori, di sicuro voi rientrate tra i 2,5 milioni di appassionati di vino (perché tanti sono: ce lo hanno comunicato nei mesi scorsi…. ) altrimenti non stareste leggendo un blog enoico, ed allora se siete veri appassionati condividerete con me (o al limite comprenderete) quello che si chiama brivido della scelta.
Il brivido della scelta è quel magico momento in cui dobbiamo finalizzare il passaggio di alcune bottiglia, fino a quel momento di altrui proprietà, a quella nostra…
Può essere scelta operata per la nostra cantina (ed è quella più “dolorosa” perché vorresti acquistare tutto quello che ti piace, ma siccome nessuno di noi ha il dono di Creso, ne ha sbancato il Bingo da 121 milioni di dollari, dobbiamo giocoforza porci un limite), oppure scelta operata per scegliere una bottiglia di vino da abbinare ad una singola pietanza.
In quest’ultimo caso il brivido si protrae più a lungo: il limite di spesa smette di esistere (salvo rari casi, alias bottiglie) e può sfociare tutto l’amore, la competenza e le cognizioni di cui ci vantiamo.
Dato per certo il piatto che consumeremo dovremmo scegliere prima la tipologia del vino e quindi il vitigno che meglio si abbineranno, poi innescheremo un intreccio di dati che potrebbe richiedere un database degno della CIA: stante le prime condizioni citate valuteremo singola zona di produzione, annata, produttore, eventuale singolo vigneto o Cru, sistema di coltivazione, inclinazioni personali e quant’altro ci richieda (o ci conceda) l’abbinamento perfetto.
Per fare splendida figura con gli amici da cui saremo a cena (ma soprattutto per soddisfare il nostro palato) potremmo sostare ore in enoteca o nella nostra cantine, godendo di quel tempo come non mai.
Questo lo facciamo tutti noi Appassionati con la A maiuscola, ma probabilmente siamo ben meno di quei 2,5 milioni di cui scrivevo… e gli altri 29 milioni e rotti?
Per loro il vino sarà solo un singolo punto della lista della spesa… da spuntare nel momento in cui la bottiglia (o peggio il tetra pak) verrà messo nel carrello.
Perché questo post allora?
Perché (come vorrei dirvi nei prossimi giorni da uomo-del-vino-qualunque) il mondo degli “esperti” spacca il capello sull’annata, il produttore, il vigneto di provenienza, il sistema di coltivazione e di vinificazione, ed inneschiamo discussioni interminabili su solforosa-si solforosa-no, su perché il Prosecco non va bene ed il metodo Classico si, perché il Nebbiolo va solo se proviene da qui anziché da là, ma la maggior parte degli acquirenti di vino (29 milioni e mezzo contro 2 e mezzo) comperano e giudicano il vino fregandosene di tutto: il loro criterio di scelta è solo il prezzo (più basso possibile), punto e basta.
La bottiglia del vino è solo uno spunto nella lista della spesa….
Se giornalisti, comunicatori e blogger non impareranno a dialogare con questa gente, evitando di perdersi continuamente sul sesso degli angeli, il mondo del vino si avviterà su se stesso, e gli eccellenti produttori saranno come il Gallo Cedrone: pochi, rari e mantenuti in vita grazie a leggi speciali!
Mediate gente, meditate (come diceva il grande Renzo Arbore).
AC