In questi ultimi mesi si sta scatenando un'autentica guerra tra i più famosi winewriters d'oltreoceano, i cosiddetti esperti: infatti i tanti eno-giornalisti a stelle e strisce, dopo una decennale dittatura dell'oramai inflazionato (e sempre meno ascoltato) Robert Parker, hanno iniziato una sorta di lotta per stabilire chi tra loro vanti il maggior potere di appel nei confronti del pubblico appassionato di vino.
Dove sta il problema direte voi? Semplice, che per fare questo ricorrono all'unico sistema: giocare al "chi critica l'altro vince"!
Ovvero se l'esperto del Wall Street Journal asserisce che il vino XYZ è il migliore dell'anno immediatemente il caporedattore di Wine Spectator dirà il contrario, e lo stesso dicasi per ogni importante ed influente testata giornalistica. In tale modo i lettori statunitensi si ritovano con quotidiane diatribe che riuscirebbero nel fare ammattire il più savio tra i savi...
Purtroppo il vero problema è un altro, ovvero che questi "signori" giocano con il frutto del lavoro di tanti seri ed onesti produttori che vedono, di giorno in giorno, salire e scendere le quotazioni dei loro vini al pari dei titoli di borsa, con blocchi totali delle vendite o richieste inapettate, che mortificano chiunque volesse lavorare con quel minimo di serietà che è il voler vendere il proprio prodotto perchè buono!
AC.