Non sono state le tre recensioni, esageratamente accondiscendenti, presenti in retro copertina nello spingermi all’acquisto del libro di Torday («Una lettura sorprendente e davvero straordinaria» The Daily Telegraph - «La prosa di Torday è semplicemente meravigliosa». Finacial Times - «Un puro gioiello… da leggere assolutamente». The Sunday Times - ) ne tantomeno l’immagine della cassa di Petrus in copertina, quanto piuttosto il sottotitolo che il romanzo, in originale inglese, possiede: “un romanzo in quattro vendemmie”.
La scrittura eccellente, ben modulata e scorrevole, mai troppo prosaica oppure asciutta, mi ha permesso di concludere il libro in due sole sere, ma di certo non è stata aiutata dal contenuto: il libro è noioso, privo di ogni colpo di scena, prevedibile in ogni punto, solo l’inizio e la fine hanno un minimo di brio, e l’unico lato interessante è assistere alla perfetta descrizione della caduta nel baratro dell’alcolismo del protagonista, il giovane Wilberforce.
Personaggi d’amare è Francis Black al quale riesce una frase da incorniciare: “è un opera d’arte (il vino), talvolta di genio, che richiede una vita d’esperienza per essere creata e matura dieci o quindici anni in bottiglia prima che la si possa bere. Ma appena lo apri inizia a morire.”
Ma non è nella recensione del libro che voglio scadere, tutt’altro, volevo solo comunicare il mio rammarico nella postilla finale.
Nel libro non si parla di grandi vini, si parla di Bordeaux, Bordeaux, solo Bordeaux, citando molti Chateau (Gloria, Talbot, Petrus, Sociando-Malett, Trotanoy, La Fleu de Gay, ecc.) qualche accenno al Sauternes e per mia fortuna al Condrieu, ma per il resto il silenzio: nulla sulla Borgogna, La Mosella, i Piemontesi, i fantastici vini della Loira, insomma sembrava che l’universo del vino si fermi alla sola Bordeaux.
Ho pensato sino all’ultima pagina che la ”colpa” fosse d’attribuirsi alla monomania, tipicamente britannica, nei confronti del Bordeaux, ma poi ho letto la seguente dedica in ultima pagina: “Con un ringraziamento di cuore a Robert Parker, i cui scritti mi hanno consentito di immaginare i tanti vini che non potevo permettermi di comprare ma che volevo descrivere durante la stesura del libro”.
Chiaro: Parker riesce a rovinare anche la scelta dei vini in un romanzo con protagonista un alcolizzato!
AC