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Bevono bene, ma parlano male...

polisensoriale



















Alcuni giorni fa ho ricevuto una telefonata da parte di Franco, un socio del Circolo (anzi un Socio), nella quale mi esponeva il disagio che alberga in lui durante alcune degustazioni: sempre più spesso impera l'inciviltà nei commenti di molti degustatori (o pseudo?), i quali nessun problema si fanno nel ricorrere a termini denigratori se non offensivi nei confronti di vini e produttori! 
Franco vanta un ottima preparazione in campo agricolo, sia scientifica che pratica, ma non produceva vino sino ad alcuni anni fa: assunta la conduzione di una bella tenuta si è dedicato a questo aspetto del mondo agricolo che gli era estranea.
Nella tenuta che gestisce riceve la consulenza di un noto enologo e dedica molto di quel poco tempo libero che gli rimane alle degustazioni di gruppo.
Ecco la e.mail giunta ieri.

Ciao Alessandro,
oggi, in una giornata di mezza pioggia e mezza neve, ho trovato finalmente il tempo di mettere per iscritto la riflessione/domanda che ti avevo anticipato telefonicamente.
Quanto ti scrivo non vuole essere, in nessun modo, offesa o giudizio espresso su qualcuno, ma è solo spunto di discussione su uno degli aspetti che più mi ha colpito da quando ho iniziato ad interessarmi al vino.
La mia domanda è: se ne intendono? Non se ne intendono? E se sì, se ne intendono, perchè esprimerlo in modo scorretto?
E' fuori discussione che negli ultimi anni parlare (o sparlare?) di vino "fa figo", non si è "cool" se non si sa perfettamente distinguere o abbinare tal vino o tale annata, ma è mia impressione che a volte ci si dimentichi un piccolo particolare, ovvero che a prescindere dai gusti personali (ci mancherebbe altro!) dietro ad ogni vino c'è un lavoro a volte complesso e duro, estenuante, che credo debba essere rispettato quando si giudica un vino.
Anche perchè, dietro ad ogni "star" dell'enologia Italiana (io ne ho una che gira per casa...), esiste il lavoro oscuro di migliaia di viticoltori che ogni mattina cercano di dare il meglio di se stessi per produrre dei vini che cerchino, molte volte, di essere immagine di se stessi.
Noi consumatori (espressione molto usata e che personalmente odio) abbiamo comunque un'arma potentissima di giudizio: l'acquisto! Se un vino non ci piace non lo comperiamo, o non lo ricompriamo, più!
E siccome tutti producono vino per poterlo poi vendere quale giudizio più pesante di ciò vi può essere?
Espressioni come "questo vino fa schifo" o peggio "questo vino è una merda" (scusa l'espressione) cr4edo siano gratuite, inutili ed ingiustificate. Ma purtroppo le ho sentite troppe volte, anche in bocca a dei "Saggi Bevitori"!
Non credo, come ha sostenuto in una discussione un "esperto", che siccome il vino lui lo aveva pagato aveva il diritto di esprimere qualsiasi giudizio!
Allo stesso modo chi fa il ragioniere o l'operaio, con tale ragionamento, potrebbe essere insultato liberamente dal proprio capo solo per il fatto di ricevere una mansione, e quindi uno stipendio da lui!
Credo che un semplice "non mi piace", "io non lo comprerei" oppure "secondo me non è buono" potrebbe bastare!
Franco


Che dire Franco? Devo darti ragione in tutto: qualche volta il termine offensivo (indubbiamente sproporzionato alla situazione) può sfuggire, ma se viene espresso senza la vera intenzionalità di offendere non è la cosa più grave che vi sia, però è vero che per molte persone sta divenendo consuetudine l'essere sguaiati! 
Alcune persone ricorrono a termini esagerati ed inutili (per esagerati non intendo "che schifo" ma ben peggio!), convinti che l'uso della parola "forte" possa dare più spessore alla loro critica, in realtà è l'esatto contrario: chi usa parole incivili ed irrispettose nasconde solo una pessima capacità di analisi se non di degustazione. 
Un po' di assaggi ripetuti nel tempo, un paio di corsi di degustazione (a volte neanche quelli), qualche bottiglia di spessore ed ecco tutti pronti nello sputare sentenze...
Personalmente ho avuto la grande fortuna di poter frequentare, per lavoro, persone che nel campo della degustazione tecnica sono ai vertici: non ho mai sentito in loro la mancanza di rispetto nei confronti di un prodotto e/o di un produttore, magari analisi impietose, ma prive di cattiveria.
Detto questo puoi farti un'idea completa, e da solo, del mio pensiero...
Alessandro
AC 
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C
<br /> Ho frequentato un corso di assaggiatore in una delle prime edizioni popolari intorno alla metà degli anni novanta, e mi ha subito colpito una cosa: la maggior parte dei frequentatori (pochi nel<br /> totale, però..) era più preoccupato di non essere in grado di descriverlo piuttosto che di capire ciò che stavano degustando..., mi spiego meglio: erano più interessati al concetto estetico che a<br /> quello intrinseco, fo facevano più per esibizionismo che per passione, o forse sono io che vedo sempre le cose al contrario...mah!!!!<br /> <br /> <br />
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C
<br /> No, non, le vedi in modo correttissimo.<br /> Succede troppo spesso, e non solo nel vino: l'apparire è più importante dell'essere!<br /> Grazie per il tuo commento, ricorda un'aspetto troppo spesso taciuto.<br /> <br /> <br />
A
<br /> Quanto mi è accaduto questa mattina mi ha dato una tale rabbia, che ho pensato subito a Franco e alle parole scambiate con Alessandro ieri.<br /> Arrivano delle persone in azienda accompagnate con entusiasmo da un cliente. Desiderano degustare il Prosecco 2009. Pochi commenti...arriva il momento d'acquistare e uno di loro, con viso<br /> scocciato, quasi lo facesse per compassione, mi dice "Io compero solo tre bottiglie" Non certo per le tre bottiglie, ci mancherebbe, anche niente se non gli piace, ma la sua espressione mi irritò a<br /> tal punto che con educazione e sorridendo gli risposi "...beh' se deve acquistare con un tale entusiasmo, preferisco non vendergliele le bottiglie, infondo ci sono tante aziende dove può trovare il<br /> prosecco che più fa al suo gusto, non si deve sentire obblicato perchè qui". Con un disprezzo che credo non mi sia mai capitato in questi anni di vivere da parte di un cliente, quasi inimmaginabile<br /> non avendolo davanti, mi ha risposto "lo trovo così assurdo, acquetta, senza gusto e consistenza e soprattutto totalmente assente di profumi, ma ne acquisto tre perchè è in bottiglia da poco e<br /> speriamo possa cambiare!". Io mi sono sentita morire dentro. Ma come può una persona che oltretutto non ci conosce, avere una tale arroganza? Siamo consapevoli che può non essere il miglior<br /> Prosecco, per quanto crediamo in ciò che facciamo, o che il nostro modo di far vino non possa piacere a tutti (per fortuna perché clienti così è bene che bevano altro), ma questa è mancanza di<br /> rispetto. Piuttosto che una persona rimanga zitta, preferisco che esprima il suo punto di vista relativamente al vino che ha davanti, se ne parla, ci si confronta, ma educatamente.<br /> Mantenendo la calma, cercai non di giustificare, ma comunque di spiegare il perché di questa semplicità, ma che non ritengo banalità, del nostro vino. Lui mi interruppe dicendomi che ero troppo<br /> tecnica e non comprendeva. Allora gli chiesi “…ma giusto per capire, qual è il prosecco che generalmente beve, che più le piace?”<br /> La sua risposta ovviamente non la dico per rispetto dei colleghi, ma dal nome fatto, le conclusioni si possono trarre senza tanto pensare, al punto che gli risposi “Anche a me capita spesso di bere<br /> i vini di quell’azienda, ma credo proprio che il nostro vino non cambierà per lei!.....”.<br /> Concedetemi questo sfogo, in appoggio anche a quanto scritto da Franco.<br /> Perché disprezzare in questo modo? Come forse ho in altre occasioni evidenziato, rispettiamo prima di tutto il lavoro degli altri, perché c’è tanta, ma tanta fatica per arrivare ad una bottiglia.<br /> C’è ricerca, c’è studio, c’è amore per la terra. Ci sono intere notti insonni, ansie e paure di non essere all’altezza. Rischi, perché ci credi. La grandine che in pochi minuti ti distrugge la<br /> vigna e tu impotente con sguardo fisso e incredulo, non trovi la forza di reagire. Ma ci sono anche momenti bellissimi, soddisfazioni indescrivibili.<br /> Per fortuna non ci troviamo difronte tutti i giorni a persone maleducate ed arroganti come quella di questa mattina. Semplici appassionati, ma a volte anche professionisti del settore, che si<br /> sentono in diritto di giudicare, trarre sentenze e offendere, senza conoscenza!!! Questo è il brutto del mondo del vino, del troppo parlare, delle mode.<br /> <br /> <br />
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L
<br /> Io ho fatto una cosa semplice. Non "bevo" più con certe persone. Concordo con Franco in pieno, infatti è un degustatore con cui mi piace condividere le degustazioni.<br /> Credo che la degustazione rimanga una gioia, pertanto preferisco farla con persone che non usano linguaggi eccessivi e con le quali ci sia un confronto saggio. Troppi sapienti e pochi saggi.<br /> <br /> <br />
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R
<br /> Anch'io sono per i commenti "misurati" ma che esprimono chiaramente anche un giudizio negativo.<br /> <br /> Se ci pensiamo però, è un pò tutto il mondo che ci circonda che non rispetta più il lavoro degli altri.<br /> Quanta gente di esperienza si trova ad essere sbattuta fuori dalle aziende perchè costa troppo, è troppo vecchia ed altre scuse simili ... magari non ti dicono che sei una m...a ma il succo del<br /> discorso è il medesimo.<br /> Franco io sono con te però non possiamo mettere la testa sotto la sabbia... questo è il mondo che stiamo creando. Riusciremo a non subirlo? non lo so!<br /> <br /> <br />
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