Alzi la mano chi almeno una volta nella vita, leggendo una guida sui vini, non abbia pensato "ma come fanno a premiare un vino così? Ma questi ci capiscono, di vino?"
Siamo onesti lo abbiamo pensato tutti, tutti (anche quello lì in fondo che finge di non sentire e non ha alzato la mano), io per primo: magari perchè ero a digiuno di come opera le proprie scelte colui che quella guida contribuisce a redigerla. Fortunatamente il mio digiuno è stato interrotto da un invito giunto dall'amico Gianpaolo Giacobbo il quale richiedeva la mia presenza a Castello San Salvatore per fare parte della commissione di valutazione della Guida Vini Buoni d'Italia del Touring Club, cosicchè oggi posso dirvi il mio parere dopo avere visto il tutto da "dietro le quinte".
Nei tanti anni ho partecipato a moltissime degustazioni con valutazione finale, eppure ogni volta provo un minimo di emozione, ed anche ieri era così (anzi, a maggior ragione vista l'importanza), emozione però subito interrotta dalla cordialità e dalla disponibilità che mi è stata offerta dalle persone presenti alla degustazione, ad iniziare dal capo commissione Paolo Ianna, da Bernardo Pasquali, coordinatore veneto della stessa guida, sino ad Aurora Endrici, persona che nel mondo della degustazione non abbisogna certo della mia presentazione. Assieme a loro vi erano Gianpaolo, Annie Martin, Andrea e Giorgia.
Tre le cose che mi hanno positivamente impressionato: il rispetto del giudizio espresso da ognuno, la preparazione tecnica, il rispetto per il prodotto e per i produttori.
Ad un incontro simile uno si aspetta di dividere il tavolo con gli arcinoti "so tutto io", pieni e tronfi del loro sapere. Invece le persone che mi hanno accolto si sono dimostrate competenti, tanto in degustazione quanto tecnicamente, (mi permetto di dire ciò solo perchè abbiamo affrontato un vino sul quale mi ritengo abbastanza preparato, almeno quel che basta per sapere se mi trovo di fronte a qualcuno che ne capisce oppure no), rispettose dell'altrui giudizi anche quando in contrapposizione al loro.
Da incorniciare la frase a me rivolta da Paolo Ianna (persona che apprezzavo già moltissimo prima di questa esperienza, come scritto tempo addietro proprio su questo blog, ma che ha dimostrato di valere ben di più di quel che credevo) prima di iniziare la sessione, frase che suonava più o meno cosi: "Alessandro, ricordati che noi giudichiamo il lavoro e la fatica di molti viticoltori, quindi massima attenzione e nel dubbio rispettiamo il loro sforzo cercando di "punire" solo chi vuole vendere pan per focaccia", è così è stato!
Alla fine della mia esperienza ho tratto le seguenti conclusioni:
- Chi giudica i vini per le guide lo fa in modo scevro da ogni preconcetto o da idee precostituite.
- Giudicare tanti vini richiede un serio sforzo, tanto mentale quanto fisico
- I vini sono serviti alla cieca, in modo blindato per ognuno, come mai avrei pensato
- I degustatori (almeno quelli che ho incontrato io) hanno un'umiltà che è pari alla loro bravura
- Il giudizio su un vino è frutto della bottiglia degustata, tanto in positivo quanto in negativo: ad esempio ieri abbiamo incontrato almeno 10-15 vini messi in bottiglia da pochi giorni, ovvio che pagano lo scotto del loro recente imbottigliamento.
- Se fossi un produttore mi fiderei molto di più delle guide: in malafede non ho trovato proprio nessuno.
Infine grazie ai miei colleghi di avventura: onorato di aver lavorato con Voi.
AC