Ho trascorso questo fine settimana in Toscana: una breve (purtroppo) ma piacevolissima gita per rinverdire le conoscenze, ri-assaggiare i vini e conoscere qualche nuovo produttore nella zona compresa tra Montalcino e Montepulciano. (gita piacevolissima e di cui nei prossimi giorni avrò modo di parlare spesso)
Oggi, pranzando con mio padre, era ovvio che il parlare si focalizzasse sulla gita appena effettuata: dov'ero stato, quali aziende avevo visitato e quali vini assaggiato... alla fine della discussione, candida e quasi ingenua, una domanda che mai mi sarei aspettato: "ma a livello aziendale cosa ti sembrava vi fosse in comune tra le due aziende dove hai bevuto i vini migliori?"
Sia chiaro che mi padre non si riferiva a cosa accomunava i vini più buoni (per sua e mia fortuna le conoscenze che ha del vino sono tali che non abbisogna di quelle spiegazioni) bensì proprio a livello pratico.
Ci ho pensato un po' su, e dopo aver riflettuto bene mi è tornato alla mente la pratica che accomunava le due aziende che si sono distinte per la superiorità dei loro prodotti: entrambe vendevano vino anche in damigiana! (ovvio il vino base, non certo quello di maggior pregio...).
Può sembrare un particolare sciocco ed ininfluente, invece nel caso vissuto (che non deve per forza essere ritenuto un assioma: magari è una semplice casualità) la vendita al cliente privato che ancora viene a "disturbare" con la damigiana da 25 litri era realmente il minimo comune denominatore...
Ed allora prendono spessore le parole dell'amico Marco: un produttore che ha disponibilità di vino e non disdegna la vendita al minuto dello sfuso dimostra sicumera nella qualità del proprio vino, perchè ben sa che non sarà la nomea, i bicchieri-bottiglie-grappoli-chiocciole assegnate o il prezzo che compare sui giornali a fargli vendere il vino, ma solo la bontà! Chi compera il vino sfuso spesso nulla sa delle guide, giudica solo con il proprio palato...
Piccola, insignificante, forse sciocca, ma sincera comunanza: la damigiana.
AC