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Il vino Sibarita.

"Sibarita: lat. Sybarita da  Sybaris, derivazione Sibaritico."

I Sibariti erano gli abitanti dell’antica Sibari, colonia greca Achea affacciata sul golfo di Taranto, nell’attuale Calabria.
Si racconta che vivessero in uno stato di ricchezza, mollezza e superficialità inconcepibile anche ai giorni nostri.

Leggenda narra che oltre a dormire su letti fatti di petali di rose, avessero proibito per legge di tenere galli nelle case poiché il loro canto avrebbe svegliato troppo presto la gente.

Ed agli artigiani erano concesse massimo 4 ore al giorno per compiere i lavori più rumorosi.

Per questo un sibarita, ai giorni nostri, è una persona di gusti estremamente lussuosi ma superflui, che ama circondarsi di cose ridondanti e spesso inutili. Kitsch!

 

Si trattava di un vino siciliano, assaggiato nel corso di una degustazione a numero chiuso svoltasi parecchi anni fa: era di un fantastico colore, rosso scuro, quasi impenetrabile (sembrava un succo di Mirto), con fantastici profumi di bacche tipiche della macchia mediterranea, incenso, spezie, e quant’altro, carico ed inesauribile!

In bocca si presentava perfetto: morbido, di lunghezza e persistenza inesauribile, perfettamente bilanciato malgrado avesse un discreto residuo zuccherino.

Imponente nei suoi 14,5 gradi alcolici!

L’anno era il 2000, forse l’inizio del 2001, ed era appena iniziata la moda dei vini muscolosi, dei vino inchiostro, dei vino-monumento che piacevano (all’ora) un po’ a tutti, ed infatti ogni sorta di premio era stato attribuito a quella bottiglia….   

Dopo il primo entusiasmo tra noi che assaggiavamo ci è venuta la classica domanda: con cosa berlo? Quale cibo accompagnarci? Quando berlo?

Pensa e ripensa nulla ci veniva a mente: ogni associazione sembrava preclusa se non proibita, decidemmo allora (io e gli altri presenti) di fare un po’ di prove a casa e di risentirci a distanza… le prove pratiche con formaggi, affettati, carni, primi ecc. davano sempre lo stesso responso: vino che sovrastava ogni cibo e snaturava ogni sensazione risultando eccessivo.

Un vino bello, buono, ma “inutile”.

“Come definire un vino del genere?” fu la semplice domanda… null’altro mi venne in mente se non definirlo un vino Sibarita: lussuoso, ricco, superficiale, ma “inutile”!

A distanza di una decina di anni mi accorgo, con enorme piacere, che i vini Sibariti (o Sibaritici) sono neanche un decimo di quelli che infestavano gli scafali delle enoteche a cavallo del cambio di secolo.

 

AC

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