Non ho idea se si usi ancora la frase "ma va in Cina!": quand'ero bambino io veniva utilizzata molto spesso, e vi si ricorreva ad ogni minimo bisticcio tra ragazzini!
Era la frase ideale, motivo primo ed assoluto perché riordava la locuzione Veneta per antonomasia, quel "ma va in mona" tanto proibita a tutti noi bambini (non certo per la presunta gravità del temine utilizzato, quanto per non doverne spiegare il significato) e poi perché sembrava di indicare alla persona cui rivolgevi la frase il luogo più distante ed inaccessibile del mondo.
Mi è tornata in mente tale frase qualche sera fa: mi ritrovavo con alcuni amici ad assaggiare dei vini rossi di uno stimato e rinomato produttore Veneto, la cui Cantina ha sede in provincia di Vicenza. Vini ineccepibili dal punto di vista tecnico, ma quasi inaccettabili per il residuo zuccherino che li caratterizzava, dal primo all'ultimo!
Colpito da tanta dolcezza ne chiedevo il perché a chi mi accompagnava nella degustazione, ed un enologo presente, molto amico del produttore, mi svelava subito l'arcano: "sono vini destinati al mercato orientale, Cina in primis, e lì, per l'abbondate speziatura del cibo e per le abitudini culinarie, amano i liquidi (questo il termine utilizzato) molto dolci".
Visti i prezzi di vendita e l'incredibile richiesta questo "cambiamento di gusto" valeva ogni stupore e perplessità per noi acquirenti europei... non mi serviva altro: in una situazione simile vi ero incappato poco più di un anno addietro. (ed infatti, in qualche parte di questo blog, ne ho già parlo)
Ma va in Cina: vuoi vedere che nel vino è frase beneaugurante?
AC