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Occhio non vede, cuore non duole...

solfiti

"Vede Alessandro, in modo onesto io e mio marito abbiamo perso un po' di quell'amore che avevamo per il vino: sino a 7-8 anni fa eravamo più propensi a girare, curiosare, assaggiare, adesso il vino è troppa moda e poca passione. Prezzi esagerati e qualità non proporzionata... Eppoi non c'è più il vino in cui sentivi l'uva (c'è ancora signora, c'è ancora, molto più che dieci anni fa, e questo vale anche per il rapporto prezzo-qualità nda), adesso è troppa tecnica. Basta vedere il discorso solfiti: adesso bevo un vino e mi viene subito mal di testa, ma perché mai da qualche anno ne permettono l'uso? Me lo sa dire?"
Questa la frase, parola più, parola meno, pronunciata qualche sera fa al termine di una degustazione, da una simpatica (ed un po' troppo convinta) signora vicentina.
E di frasi simili ne sento parecchie.
Ed io cosa posso rispondere?
Che i solfiti utilizzati sono impiegati in modo regolamento e meno massiccio di quando la sinora si è accostata al vino? 
Che dieci anni fa i solfiti erano utilizzati in identica maniera a quella attuale ma non vi era obbligo di scriverlo in etichetta?
(anzi, oggi se ne impiegano quantità minori e con maggior ricerca nel ridurne l'impiego, visto l'approccio più ragionato tanto in vigna quanto in cantina).
Semplicemente, mancando l'obbligo di scrittura, lei non ne conosceva l'utilizzo....
Allora mi rendo conto che posso solo ribadire il famoso proverbio: "occhio non vede, cuore non duole."
 
(In quanto al mal di testa.... ne parliamo domani!)
AC
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L
Andrea, poi mangi una pesca sciroppata o un mon cherì e vai ben oltre la quantità che berresti con un bicchiere di vino. La solforosa che fa venire il mal di testa a quanto pare è solo una parte<br /> totale (mi pare la molecolare) che non è dato fisso quindi non riportabile in etichetta.<br /> Poi servono le opportune distinzioni, passito?spumante? bianco o rosso fermo? Hanno solforose diverse per ovvi motivi, questo il consumatore medio non lo sa e scrivendo il dato della solforosa<br /> nell'etichetta creeremo solo confusione ;)
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A
La solforosa nei vini è un antico male necessario , personalmente ne sostengo l' uso , ma ancor di più ne condanno l' abuso . La semplice dicitura "contiene solfiti" è di per sè fuorviante in<br /> quanto mette sullo stesso piano chi ne fa un uso minimale ed accorto e chi viaggia sui limiti massimi di legge .<br /> Secondo me sarebbe opportuno dichiarare la quantità di SO2 totale, in mg/litro , ma forse qualche nome blasonato (soprattutto in certe categorie di vini e prezzi) dovrebbe scoprire troppi altarini<br /> ...<br /> Salute
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C
<br /> L'informazione è un arma a doppio taglio, se non si è in grado di comprenderne l'esatto significato si rischia di far sortire un effetto non voluto, in particolare per quanto attiene alla salute e<br /> all'alimentazione. Nell'ultimo mezzo secolo la gente ha goduto di un 'evoluzione della comunicazione maggiore rispetto a tutti i venti e più secoli precedenti...<br /> Ricordo negli anni '60 quando divenne obbligatoria la dicitura in etichetta dei coloranti contenuti in bevande e prodotti alimentari.. E 123 E124 E125 ecc poi acido ascorbico..., lecitine di soia e<br /> farine di guar e via a dar messaggi irrecepibili all'ignaro consumatore....causando allarmi spropositati..... peccato che dopo cinquanta e più anni di "addestramento" al consumo siamo ancora, come<br /> si diceva dalle mie parti, nel campo delle cento pertiche, perché oltre alla scarsa consapevolezza del consumatore medio, ci sono una serie infinita di prodotti conservati che contengono quantità<br /> ben maggiori di sostanze chimico-naturali che hanno proprio la funzione di non far deperire il prodotto, non viene indicato analiticamente, se non con la dicitura "conservanti"...termine che non<br /> suscita diffidenza, al contrario di quella "anidride solforosa" che pare di stare alle solfatare di Pozzuoli....<br /> <br /> <br />
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