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Prêt-à-porter

ROCredo che la mia più grande fortuna, nell'ambito vino, risieda nel fatto di essere ottimo amico, o almeno ottimo conoscente (ottimo nell'interezza di tale termine), di moltissimi produttori di vino: amicizia e conoscenze che mi permettono di visitare e vivere le loro aziende nella quotidianità effettiva, ovvero ben al di fuori di quelle che io chiamo "situazioni e visite istituzionali".
PAI(Nel mio modo di vivere le "visite istituzionali" sono tutte quelle occasioni in cui tu sai di avere un ospite e quindi ti prepari - e prepari i luoghi dove vivi - per tale evenienza).
Questa grande fortuna mi permette di cogliere aspetti spesso riservati, o meglio non pubblicizzati: di come viene condotto il lavoro in vigna, in cantina, in imbottigliamento ed altro, ma oggi voglio concentrarmi sulla quotidianità, ovvero su "come vive un produttore di vino".
Un produttore di vino vive come tutte le altre persone (magari un po' meglio visto che il vino ha il potere di bandire gli affanni): dorme, di media, in un letto, fa colazione, pranza e cena (di media) come ogni altro essere umano, si lava e si veste, si diverte come noi tutti, impreca per gli insoluti e gioisce per un sorriso quando un consumatore si dice soddisfatto del vino assaggiato.
L'unica differenza con noi consumatori riguarda la grandine: noi ci arrabbiamo perché l'eventuale grandinata ci ammacca la macchina, mentre ad un viticoltore, in tale frangente,nulla tange dell'automobile: ben altri sono i pensieri....   
Se scrivo quanto sopra è perche trovo, in modo sincero, oramai stantio e superato l'iconografia che accompagna gli inserti pubblicitario e i servizi giornalistiche che compaiono nelle riviste enoiche: il produttore di grandi vini rossi è sempre ritratto in cantina con mega bicchiere oppure appoggiato alle barrique, il produttore di bollicine all'interno di una villa oppure in elegante camicia, con maniche rigorosamente arrotolate, mentre guarda le collina ammantate di vigneti, il produttore biodinamico a fianco del cavallo con cui ara (?) le sue tenute, o più in generale compare la foto del vigneron con bottiglia nel bel mezzo del vigneto (ed io non conosco un produttore che sia uno che passeggia per le viti con in mano una bottiglia del suo vino), finché beve o annusa un calice e via di questo passo....
Prova ne sono le due foto a corredo di questo post: la prima ritrae Alfredo e Luca Roagna, fantastici viticoltori delle Langhe, la seconda Alice Paillard, figlia di quel Bruno che delizia i nostri palati con uno Champagne di indubbia personalità!
Infatti mi sono ritrovato nel cercare notizie su questi due produttori dopo aver letto un servizio su Nec Plus Ultra di Paillard pubblicato del bravo Franco Ziliani, e dopo aver partecipato ad una degustazione di Crichet Pajè prodotto da Roagna, e le foto ritrovate in internet mi hanno lasciato basito... ma vi sembra possibile che per sottolineare la naturalità e l'integrità dei vini di Roagna si debba ricorrere ad una foto di loro che escono dal vigneto nelle condizioni in cui di certo non si vestono nella quotidianità?
E la foto della bella Alice Paillard, impegnata nel controllare i propri vigneti è forse raccolta nella normalità? E' sua abitudine girare per vigneti con tailleur e scarpe eleganti?
Non ci credo... neanche se la vedo dal vivo!
Bisogna sottolineare l'aspetto rurale delle langhe nel primo caso, e la fama di vino di classe nel secondo....  .
Certo, qualcuno dirà "ma sono solo fotografia, fanno coreografia...." ed è qui il punto: se non cominciamo a vivere il vino con più realtà e meno coreografia la confusione nel consumatore finale crescerà sempre di più!
 
AC
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S
Sono perfettamente d'accordo con te, Alessandro, che se il vino non parla, non coinvolge sensorialmente ed emotivamente, poco conta se l'etichetta è bella o il catalogo che lo rappresenta mostra<br /> una bella foto che magari nulla centra con la realtà e la quotidianità normalmente vissuta dal produttore.<br /> Anch'io come te trovo inutile spendere troppe energie per l'immagine. Mi interessa la sostanza e poco il vestito che questa indossa. Insomma se amo un vino ( e credo, conoscendoti, tu altrettanto)<br /> lo amo indipendentemente se sta dentro una bella bottiglia o se è bella la foto del suo produttore.<br /> Ma quello che volevo dire col mio intervento era mettere in luce che quella foto rappresenta la quotidianità dei Roagna. E' una foto che li mostra sopra il loro trattore durante la vendemmia. Sono<br /> normalmente vestiti come ogni vendemmiatore sarebbe in quel momento e cioè nella maniera più semplice e strapazzona. E credimi che a Fornovo Luca (che non stava vendemmiando) era forse vestito<br /> ancora peggio. Più che in giacca e cravatta è quello il loro modo di essere nella quotidianità. E trovo normale che il loro distributore abbia scelto quella foto. Perchè credo li rappresenta a<br /> pieno. Quello loro sono. Come sono poi i loro vini, spontanei, diretti, fortemente espressivi e a volte davvero dai tratti contadini (in senso positivo).<br /> Insomma, il tuo commento ci stà tutto. Non trovo azzeccato l' esempio Roagna.<br /> Ciao a presto.
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A
Caro Silvano, nessun problema per il lungo pensiero: qui è sempre gradito il franco contraddittorio, e questo (spesso) richiede spazio.<br /> Attento però, io non dico che la foto dei Roagna sia falsa, ho solo scritto "vi sembra possibile che per sottolineare la naturalità e l'integrità dei vini di Roagna si debba ricorrere ad una foto<br /> di loro che escono dal vigneto nelle condizioni in cui di certo non si vestono nella quotidianità?"!<br /> La foto è presente nel catalogo di vendita del loro distributore, e a te chiedo: se in quella foto loro fossero stati ripresi in giacca e cravatta i loro vini sarebbero forse più artefatti e meno<br /> naturali?<br /> O, all'improvviso, non sarebbero più frutto di fatica, impegno e serietà?<br /> Io compero, e bevo, il loro vini perché mi piacciono molto e li trovo reali e sinceri, non perché la foto di corredo al listino mi affascina....<br /> D'altra parte credo fermamente che non sia l'abito a fare il monaco, e quindi si debba uscire da queste iconografie oramai senza senso.<br /> Non è la marca dei jeans che indossi, il tuo modo di vestire oppure la forzatura nel sottolineare certi comportamenti che rendono il tuo vino più o meno buono, più o meno di pregio, più o meno<br /> reale, ma è ciò che si trova nella tua bottiglia, e per questo mi spiace che tanti produttori non si oppongano a certe forme di (a mio avviso) artefatta comunicazione.<br /> Spero di aver chiarito meglio il mio punto di vista.<br /> Ciao e sempre grazie per i tuoi commenti.<br /> Ale
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S
Sono d'accordo con te Alessandro che il vino ha tanto bisogno di 'verità' nella sostanza prima di tutto e poi nella maniera in cui è comunicato. E' davvero deprimente il modo in cui molti<br /> produttori curano la propria immagine, spesso completamente slegata dalla realtà dei fatti. Il processo industriale ha divorato anche il mondo del vino. Con esso il produttore ( non tutti ) ha<br /> perso il contatto reale con la terra. Ma il consumatore questo non lo deve sapere. Nasce perciò la necessità di trasmettere sempre di più quell' idea di artigianalità perduta ma così cara e<br /> rassicurante al consumatore.<br /> La foto di Alice Paillard è emblematica nel testimoniare questo. A me una foto del genere fa davvero fastidio. E' come trovarsi davanti ad un fotomontaggio. Tutto è così irreale. Il suo gesto è di<br /> sicuro finzione.<br /> Quello che però non capisco del tuo intervento Alessandro, è l' aver dubitato della verità e spontaneità della bellissima immagine di Alfredo e Luca Roagna. Cosa c'è di innaturale e costruito in<br /> quell'immagine? Con Luca ho partecipato assieme ad un corso di biodinamica, me lo sono ritrovato poi un mese fa a Milano alla degustazione delle chiocciole della guida slow wine e la settimana dopo<br /> a Fornovo. Avrei davvero avuto piacere che tu l'avessi visto e forse in quella foto tu avresti davvero riconosciuto la carne e lo spirito di quel produttore. Alfredo non ho mai avuto l' occasione<br /> di vederlo di persona e nemmeno di parlarci. Stefano Bellotti che la biodinamica la pratica da ormai trent' anni con profonda verità mi ha confidato che il suo padre ispiratore è stato proprio<br /> Alfredo, il "miglior produttore di Langha" (parole di Bellotti). Guardare le mani di Stefano Bellotti profondamente segnate dal contatto con la terra e tutto il suo portamento così semplice e<br /> spontaneo da vero contadino mi fa pensare che Alfredo Roagna non sia così diverso.<br /> Del cavallo in biodinamica ti posso solo dire che se potessi lo userei anch'io e andrei davvero orgoglioso nel mostrarlo ( pratica che risolverebbe il grosso problema del compattamento dei suoli).<br /> Non mi è mai capitato di dubitare di nessun viticoltore apparso col suo cavallo. Potrei forse affermare l' esatto contrario. Che forse sono proprio loro i più autentici agricoltori ( anche se non<br /> necessariamente il vino lo fanno buono ). La falsa e superficiale naturalità mi è parso presentarsi sotto altri concetti e altre immagini.<br /> Chiedo scusa delle mie lungo pensiero. Mi sono sentito di esprimere la mia considerazione là dove ho percepito troppa superficialità nelle affermazioni.
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C
<br /> LdP credo che esista ancora... e c'è pure il sito.......<br /> <br /> <br />
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L
<br /> Una volta esisteva "civiltà del bere", e le foto erano sempre di persone in giacca e cravatta, di feste, di mostre e saloni. nelle vigne nessuno<br /> <br /> <br />
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