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Schiacciati da giudizi, giudizi sui giudizi, ecc. ecc.

Il mio amore per la lettura supera ogni cosa, sin da bambino la mia principale passione è stata leggere: non esisteva gioco, giocatolo o cartone animato che potesse competere con il piacere di avere un libro tra le mani, ed il sogno da realizzare, ovvio, avere un lavoro al pari di Joseph Turner, l’agente della CIA interpretato da Robert Redford che nel film “I tre giorni del Condor” veniva stipendiato per leggere libri, giornali, saggi e quant’altro per poi archiviare ogni notizia che potesse divenire utile alla CIA (nel libro che ha ispirato questo film, “I sei giorni del Condor” scritto da Grady James, l’agente si chiama Ronaid Malcom e non ho mai capito il perché di tale differenza…).                                                                                    Questa passione fortunatamente è rimasta intatta, immutata nel tempo, pertanto non mi pesa affatto (anzi mi diverte moltissimo) leggere libri, riviste, pubblicazioni, siti e quant’altro è inerente il mondo del vino alla ricerca di notizie che possono divenire utili o significative per chi approda a questo blog.                                                                                                                                                                                                              Mi diverte sempre escluso questo periodo: quello post pubblicazioni guide…. non vi è infatti giorno in cui qualcuno non critichi, contesti, ridicolizzi il giudizio altrui! Già il giudizio, senza appello ed emesso quasi a mo’ di sentenza, su di un vino che non sai chi, come, quando ne con che metodologie è stato prodotto (ed a volte neanche il dove) diviene esercizio contestabile, ma il “giudizio del giudizio” (scusate il gioco di parole) è oltre il limite del sopportabile, divenendo di fatto una censura. Ci vorrebbe un po’ più di umiltà da parte di tutti: di chi giudica un vino, di chi contesta un giudizio, e di chi si schiera da una o dall’altra parte, sia nel giudizio stesso del vino quanto nella critica al giudizio, altrimenti rischiamo di esondare, trasformando ogni commento in un’azione di compressione e rottura, con il risultato di annoiare chi produce, chi commercia e soprattutto chi compera e beve! (beati questi ultimi: unici e veri punti di riferimento a cui un produttore dovrebbe guardare)

Per finire faccio mia una frase espressa da una produttrice di vino lettrice del nostro blog: “Siamo arrivati ad un certo punto dove nel vino il silenzio non ucciderebbe, ma ne sarebbe invece la sua salvezza.”

Parole su cui riflettere prima di finire stritolati nello schiaccianoci delle contestazioni senza fine.

AC

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A
<br /> Rischierei d'essere ripetitiva nelle mie parole. Mi limito a dire che condivido totalmente quanto scrivi. E lo sai!!!<br /> Penso che dovremmo ritornare, io per prima, a vivere il vino in maniera più semplice e spontanea che non significa con banalità. Ma viverlo con il sorriso e rispetto soprattutto per il lavoro di<br /> ogni produttore...senza troppa arroganza. Anche giudicarlo e criticarlo, ma se abbiamo le capacitá e la conoscenza per farlo.<br /> <br /> <br />
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