Bel paese l'Italia, nazione dove una cosa è bianca oppure nera (pubblicamente ovvio: purtroppo, nel privato, esistono pochi popoli così aperti ad ogni sfumatura e compromesso) di destra o di sinistra, Guelfa o Ghibellina, agnostica o credulona, Bartali o Coppi, ecc ecc, ed ovviamente anche nel vino sembrano non esserci mezze misure, una di queste riguarda l'utilizzo o meno della solforosa... (SO2)
Vi garantisco, per quanto ho potuto constatare direttamente, che negli altri paesi europei non esiste l'ossessione sull''utilizzo di questo additivo: è un additivo, lo si impiega se e quando serve (ovvero quasi sempre se non addirittura sempre) nella quantità che il produttore ritiene necessaria, punto!
E se non la si utilizza meglio per tutti, molto meglio, ma senza mille proclami. (se infatti pensate che il produttore che beve il proprio vino goda nel sovrabbondare vi sbagliate di grosso!)
Da noi invece tragedie e confronti: io non la uso oppure io ne uso poca lui ne usa tanta (quasi che la misura d'impiego fosse valore metrico di giudizio nella bontà di un vino, come dicevo alcuni mesi addietro in questo post qui) ed anche lui non la utilizza perché non conosce la tecnica, ecc. ecc. Atteggiamenti senza senso che "disprezzo" assieme a tanti amici produttori che pur si ingegnano per ridurrne al minimo l'impiego.
Tanto per arricchire la diatriba, dopo un paio di mesi di piacevolissimo silenzio, proprio oggi ci sono due dichiarazioni da registrare: la prima nientemeno che da Coldiretti, la quale propone all'Unione Europea di dimezzare, per poi nel tempo portare a zero, l'utilizzo di solfiti nei vini da uve biologiche... una richiesta che primariamente persegue scopi commerciali a vantaggio del nostro Paese (il che, di per se, non è certo grave, azni) più che l'effettivo desiderio di eliminare quest'additivo per motivi salutistici.
Ed assieme arriva il proclama di Massimo Calearo Ciman, deputato Veneto del PD prima e di Allenza per l'Italia adesso, secondo cui la legislazione attuale non è sufficiente: a suo dire occorrerebbe un intervento normativo che stabilisca l’obbligo di indicare in etichetta il quantitativo esatto della solforosa totale oltre che dei solfiti (avete capito qualcosa? nda) con etichette dettagliate e trasparenti quanto quella degli altri prodotti alimentari, a tutela dei consumatori e dei produttori.
Premesso che non capisco cosa significa la frase "a tutela del produttore" (se sono all'interno dei limiti di legge perché, io produttore, dovrei essere maggiormente tutelato se dichiaro il quantitativo di solfiti?) mi fa sorridere il passaggio in cui si dice etichette dettagliate e trasparenti quanto quelle degli altri alimenti: se infatti a tanti di voi danno fastidio i solfiti presenti nel vino leggete un po' l'utilizzo ammesso in altri prodotti e provate a leggere le etichette che li accompagnano, se e quando ci sono.... (magari leggetevi anche questo bel post post, a firma di Luca Risso, su TigullioVini) Mg o ml di solfiti x kg o litro di prodotto: Aceto 170; Crostacei 150, Stoccafisso (e/o Baccalà) 200; Senape da 250 a 500; Surrogati di Carne e Pesce 200; Amidacei 50; concentrati di frutta 250; Albicocche, Pesche, Prugne, Uvetta e Fichi disidratati 2000 (già, duemila...!), Banane ed Ananas essiccato 1000; Mele e Pere secche 600; preparati per Purè 400, Pomodori secchi 200, succo di Limone 350!
AC