Quantomeno simpatica la simultaneità di due articoli comparsi oggi in rete: il primo, a cura di Sergio Miravalle, (firma di punta di Intravino ma sopratutto titolare della piacevole rubrica "giro di vite" su La Stampa di Torino) compare sotto il titolo di il vino sfuso non è un tabù ma si può fare di più mentre il secondo, edito da Italiainformazioni, è in realtà un'intervista rilasciata da Antonio Bacarella, professore ordinario di Economia Agroalimentare all'Università di Palermo e presidente dell'Istituto di ricerca Corers (link)
La simpatica simultaneità sta propria in quella che sembra una traduzione (simultanea) errata: infatti i due articoli sembrano sostenere tesi perfettamente contrarie e difformi, anzi opposte, sul tema vino sfuso.
Miravalle constata che vendere vino sfuso (sia all'ingrosso che al dettaglio) non è più il tabù,sopratutto qualitativo, che aleggiava sino a pochi mesi fa (prima della grande crisi) mentre Bacarella individua proprio nell'eccesso di vendita di vino sfuso il tallone d'Achille dell'enologia e dell'agricoltura Siciliana: "Poche grandi aziende e troppo vino sfuso. Occorre ricerca e formazione"
Chi ha ragione e chi a torto non sta a me dirlo, ma è certo e sicuro che i problemi della viticoltura siciliana non possono risiedere nell'eccessiva vendita di vino sfuso: ben altri gli errori che hanno arresto quell'entusiasmo nel comparto enologico dell'isola tala da sembrare inarrestabile.
Ed è un po' grave che il professore non li elenchi...