Impossibile non ricordare la frase che da il titolo a questo post: non esiste professore di fisica che non l'abbia ripetuta almeno cento volte per ogni classe, ed alunno che non l'abbia udita altrettante volte, e sinceramente dei tre principi cardine della dinamica è quello più semplice da ricordare (ma sopratutto da comprendere!)
Eppoi, lo vediamo nella vita di tutti i giorni che è divenuto principio che possiamo applicare in ogni dove....
Per tale motivo lo si applica anche nel mondo del Prosecco: come scrivevo ieri ( ) molti produttori hanno portato taluni processi produttivi quasi al limite di ciò che la tecnica (e la ragionevolezza) consentono e giustificano: pulizia dei mosti e del vino condizionate da filtrazioni ultra spinte e da un numero di travasi capaci di far impallidire vini di ben altro spessore oppure scelta monotematica di lieviti che condizionano il prodotto finito oltre il timbro che l'annata potrebbe conferire possono essere due semplici ed immediati esempi. (puntualizzo: scelte attuate per ottenere un preciso risultato, che se da una parte hanno una precisa motivazione - vini tecnicamente ineccepibili - dall'altra tendono ad omogeneizzare ed a livellare il risultato in modo eccessivo)
Per il principio che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, qualcuno attua ed ha impostato quasi al contrario (per fortuna) la propria metodica: pur mantenendo la massima cura in ogni punto della vinificazione si attuano filtrazioni meno invasive, contenuto numero dei travasi, differenziazioni dei lieviti in base all'uva e/o al periodo di raccolta, insomma più di qualcuno sceglie di non utilizzare scalette tecniche ripetitive e prefissate a monte, bensì di adeguare le proprie esperienze e capacità a quanto la natura gli ha voluto donare nel singolo anno.
Purtroppo visto che ogni eccesso genera idee (eccessive) al contrario leggo e raccolgo voci sul fatto che qualche viticoltore (forse viticoltore non è il termine corretto…) sta impostando il proprio lavoro fuori da ogni schema tecnico abbandonandosi a fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe sulle bucce, assenza di ogni filtrazione ed addirittura al sogno (utopico) di non utilizzare la solforosa.
Non capisco però se queste persone inseguono la moda del momento o se non hanno la capacità di cogliere la delicatezza e la sottile struttura del vino che la natura (ed il lavoro dei propri avi) gli ha donato.
AC