Molto spesso quando si parla della qualità di un vino ci viene ricordato che essa è figlia del celeberrimo "triangolo virtuoso": Territorio - Vitigno - Uomo, ma in compenso, altrettanto spesso, ci si dimentica che l'ultimo vertice di tale triangolo è anche protagonista del successo commerciale di tale vino: nessun prodotto, per quanto buono, si vende da solo... eppure la componente umana viene curiosamente ignorata nei discorsi riguardanti il futuro di un vino, come se il "mercato" lo facessero solo la qualità, il prezzo, l'acquirente finale e magari chi supporta l'immagine di un vino (giornalisti).
Quindi, come per tutti i vini, anche per il futuro del Prosecco sarebbe indispensabile tenere presente la componente umana: se il Prosecco è arrivato al momento di indiscutibile gloria che sta vivendo, questa la si deve tanto alle persone che ne hanno curato l'aspetto produttivo (in vigna ed in cantina) quanto alle persone che ne hanno curato il successo commerciale, pertanto nomi come Carpanè, Mionetto, Franco, Bortolomiol, Ruggeri, Bisol ecc. non sono meno importanti dei vari De Rosa, Dalmasso, Cosmi, nuovamente Carpanè, Dall'Olio, Cerletti ecc. (e delle migliaia di persone che le viti le hanno coltivate sugli splendidi colli).
Forse mi sbaglio ma credo fermamente che se il Prosecco fosse stato coltivato (con pari risultato tecnico) in altre zone il successo non sarebbe stato tale: nelle genti che abitano la zona pedemontana racchiusa tra Valdobbiane e Conegliano si ritrova il carattere commerciale, pragmatico ed ospitale che connota la popolazione
veneziana, unito però al sano realismo ed alla serietà d'intenti di chi vive nell'arco alpino appena sovrastante: Cadore ed Agordino! (non per nulla si è esattamente a metà strada).
Ed allora prima di ipotizzare scenari catastrofici per le zone del Prosecco DOCG, a favore delle più remunerative e facilmente coltivabili nuove DOC di pianura, non sarebbe il caso di attendere la reazione da parte dei produttori che hanno creato il "fenomeno Prosecco"?
Non credo che la facilità di produzione ed il costo contenuto del prodotto di pianura avrà mai la meglio sulla qualità che si può ottenere in Riva (anzi, ne sono autenticamente certo) ma credo anche che mai i produttori che stanno piantumando a destra ed a manca riusciranno ad avvicinarsi a chi questo vino l'ha lanciato e lo sta sostenendo: appena posso (e molto volentieri) mi incontro con chi ha fatto la storia recente del Prosecco, ed ogni volta rimango colpito dalla voglia di intraprendere, fare, promuovere e migliorare che queste persone trasmettono, e trovo analoghi comportamenti anche nelle giovani leve (magari figli di produttori già affermati oppure freschi imprenditori di se stessi), anzi sono spesso maggiormente motivate e più intraprendenti rispetto agli augusti genitori...
Prova ne ho avuta alcune settimane fa durante un piacevolissimo pranzo svoltosi in uno degli scenari più belli del Valdobbiadenese (Sovrapiana): ero con Andrea Miotto, Marco Spagnol, Nicola Frozza e Luciano Rebuli, tutti validissimi tecnici ed in parte proprietari agricoli, persone con cui appena posso scambio opinioni e giudizi sul vino, e da cui mi vanto di trarre preziosi insegnamenti, assieme a loro vi era Christian Zanatta, autentico enfant prodige del mondo Prosecco, ed a mio modesto parere destinato ad avere un ruolo di primo piano nel futuro di questo vino (e non voglio escludere Enrico Battiston: persona che non appartiene al territorio del Prosecco, ma il cui nome sentiremo sicuramente pronunciare nel domani del vino italiano): bene, ascoltare questi ragazzi (rispetto a me lo sono in toto) mentre con semplicità e sicumera discutevano di metodologie, qualità, terreni, viti, problemi pratici e teorici, errori e pregi di chi li ha preceduti, ed ancora qualità, qualità e qualità, mi ha fatto comprendere (una volta in più) che il terzo vertice del triangolo brilla come non mai nella DOCG di Valdobbiadene-Conegliano, e che quindi il futuro è roseo oltre ogni aspettativa!
Oltre ogni pensiero di chi gufa...
AC